11/04/2021

CORONAVIRUS IN VENETO

Bollettino: 603 nuovi positivi e l'incidenza cresce ancora

Il presidente Luca Zaia: "La presenza delle scuole aperte conta, pesa sul contagio"

Zaia: "Meglio la chiusura totale"

VENETO - "Sono 603 i positivi riscontrati in veneto nelle ultime 24 ore, ma l'incidenza cresce ancora ed è al 5,70%. 1334 ricoverati totali, 1195 in area non critica (-7), 139 in terapia intensiva (-2). Decessi da inizio pandemia 9852, +5 nelle ultime 24 ore", sono i numeri del bollettino sul contagio in veneto illustrati dal presidente Luca Zaia.

"Si incrementa l'incidenza, eravamo all'1% - commenta Zaia - L'Italia si sta colorando di arancione, noi per i parametri del Dpcm non siamo ancora arancioni ma il nostro Rt è salito. E la presenza delle scuole aperte conta, pesa sul contagio. Credo che la correlazione con la scuola ci sia e non per colpa dei ragazzi, lo dice la letteratura scientifica a disposizione. I ragazzi hanno cariche virali alte e spesso sono asintomatici, questo porta il virus nelle famiglie. Chiudere una scuola è una sconfitta, intendiamoci. Ma non può passare l'idea che chi chiude una scuola abbia l'anello al naso e chi no rappresenti il mondo intellettuale, si aprono e chiudono perché ci sono indicazioni di natura scientifica e sanitaria. E chi ha aperto le scuole prima di noi adesso le sta chiudendo".

"Tra oggi e domani ci sarà, immagino, un nuovo incontro con il Governo, il Cts dice di chiudere le scuole nelle zone rosse. Fondamentale, nella valutazione delle zone, è l'uguaglianza dei parametri fra le Regioni, e non devono essere trascurati quelli dell'ospedalizzazione". La revisione dei parametri è quindi all'ordine del giorno, anche quelli che portano alla chiusura degli istituti scolastici. Dunque le scuole potrebbero essere a rischio chiusura? Il dottor Luciano Flor, direttore Generale della Sanità della Regione Veneto, spiega la situazione sanitaria questa mattina. "Oggi in rianimazione siamo in crescita nell'ultima settimana, non siamo calati, ma siamo cresciuti di una decina di malati nel differenziale entrati-usciti. Lo stesso discorso vale per i malati in area non critica, dove siamo in leggera crescita. I segnali sono quelli della ripresa della malattia, dobbiamo aspettare di avere i numeri alti per intervenire? - si è chiesto il dottore - noi siamo lontanissimi dai numeri che chiederebbero la chiusura delle scuole ma non possiamo pensare di arrivare a quei numeri per muoverci. Dobbiamo ragionare su cosa fare, se l'andamento si stabilizza sui numeri di oggi continuiamo con la prevenzione e i test e la sorveglianza, chiudendo istituti singoli. Ma non stiamo tranquilli".

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