11/04/2021

ULSS 5 POLESANA

"Il Polesine mi resterà nel cuore"

L'ultima intervista all'uscente direttore generale dell'Ulss 5, Antonio Compostella

ROVIGO - Antonio Compostella, gentile come sempre, si concede per l’ultima intervista di questo suo periodo alla guida dell’Ulss Polesana. Se qualcuno, quando è arrivato a Rovigo, gli avesse detto che si sarebbe trovato a gestire - tra le altre cose - una pandemia, probabilmente gli avrebbe fatto un Tso. E invece...

Ultimi giorni in Polesine, ma non è che dopo non si fa più vedere, vero?

“Di sicuro ritorno, anche perché devo ancora vedere la mostra di Chagal, e non la mancherò di certo. Ma non solo. L’ho già detto, e sono sincero: un pezzo di cuore resta qui”.

Sincerità per sincerità... Quando il governatore Zaia le ha comunicato che la sua destinazione sarebbe stata Rovigo, l’ha detto: perché proprio Rovigo?

“Detto no, non l’ho detto. Ma confesso che un po’ l’ho pensato. Per ambientarmi però sono stati sufficienti 15/20 giorni, non di più. Poi è andato tutto bene e non ho avuto problemi di sorta al punto che, come ho detto, il Polesine mi resterà nel cuore”.

Lo confessi: è proprio sicuro di andare in pensione da lunedì?

“Domani e domenica lavoro da casa in smart working. Da lunedì mattina, invece, dal punto di vista formale sono in pensione. Cosa vuol dire? Non lo so... Io posso dire che sono sereno perché ho avuto la fortuna di fare il lavoro che volevo fare. Ho avuto incarichi prestigiosi e come medico ho avuto grandi soddisfazioni. Se dovessi tornare indietro rifarei tutto tale e quale, senza cambiare una virgola. Ho dunque la serenità per dire che qui si chiude la mia carriera professionale e una parte della mia esistenza. Poi da lunedì... vedremo”.

Partiamo dal fondo: l’ultimo anno è successo quello che non si poteva immaginare neppure nella più angosciante delle fantasie...

“Diciamo che la mia permanenza in Polesine è stata caratterizzata da due fasi molto particolari, sia all’inizio che alla fine. Quando sono arrivato, per un anno sono stato commissario dell’Ulss 19 di Adria e direttore generale dell’Ulss 18 di Rovigo. Ho quindi dovuto affrontare la fase della fusione delle due Ulss. E poi l’ultimo anno... Vabbè, è passato in apnea; un anno particolare, terribile per l’impatto che la pandemia ha avuto sulla popolazione qui come in tutto il resto del mondo. Ma come dico sempre non dobbiamo vedere solo le criticità. Per un’azienda sanitaria è stata anche l’occasione di mettersi alla prova, per vedere quanto poteva valere e quali erano le sue capacità organizzative e di reazione. Penso proprio che l’Ulss 5 sia riuscita a mostrare a tutto il Veneto quello che era capace di fare”.

E’ arrivato in Polesine che c’erano due Ulss, ne lascia una sola. Ovviamente nel mezzo ci sono state fasi polemiche (anche molto polemiche) che probabilmente aveva messo in preventivo. Secondo lei alla fine l’idea di una Ulss unica è entrata nel modo di pensare delle persone o ci sono ancora problemi da risolvere?

“Diciamo che ci sono ancora senza dubbio situazioni di amarezza a livello di singoli territori, e mi riferisco in particolare alla zona del Delta, per quella scelte del 2017 di andare alla creazione di un’unica Ulss provinciale. Io mi auguro che a livello di amministratori come di popolazione si sia comunque potuto apprezzare, o comunque che semplicemente ci sia resi conto in maniera oggettiva, che l’unificazione non ha portato a uno scadimento delle potenzialità dei singoli ospedali. E’ naturale che siano stati dei momenti in cui le critiche e le accuse alla direzione, e ad Antonio Compostella in particolare, puntassero sulla presunta volontà di di affossare l’ospedale di Adria. Però se a mente fredda si fa un bilancio su cosa è stato fatto proprio all’ospedale di Adria; su cosa è stato attivato di nuovo e su cosa è stato strutturato meglio, credo che ci si possa rendere conto che Adria in questi anni non solo non è stato sminuito ma è entrato a pieno titolo nella rete degli ospedali della provincia”.

A proposito di rete degli ospedali: come ha funzionato di fronte al terremoto del Covid?

“Solo l’unificazione poteva rendere fattibile una rete come quella che abbiamo creato. Si è visto in questo anno di criticità come la rete abbia permesso ai tre singoli ospedali di rimanere in piedi e di proseguire nella propria attività. Se ogni singolo ospedale avesse dovuto gestire la situazione da solo sarebbe stata molto, molto critica. Penso che questa rete sia stata invece uno degli elementi di forza e sia alla base dei risultati che siamo riusciti ad ottenere”.

Adesso che il suo mandato sta arrivando a compimento, c’è una cosa che avrebbe voluto fare e invece...

“Durante un saluto con i miei collaboratori, un dirigente mi ha ringraziato perché - ha detto - sono stato sempre molto esigente e ho preteso il massimo da tutti. E’ stata una cosa che ho apprezzato davvero perché il nostro compito è quello di dare sempre il meglio. Mi sarebbe piaciuto magari finire il piano di ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo, che è stato avviato e sarà terminato in alcuni anni tanto che io me lo immagino finito. Invece mi sarebbe piaciuto riuscire a strutturare ancora di più quello spirito di squadra che non vale solo per l’azienda Ulss ma che dovrebbe valere per l’intero Polesine. Io qui ho trovato persone e potenzialità importanti, una cultura, una sensibilità e un impegno a livello se non superiore agli altri territori della Regione. Ecco, questo senso di appartenenza all’azienda e di spirito di squadra sono fondamentali come ha fatto ben comprendere quest’ultimo anno”.

Direttore, siamo ai titoli di coda...

“E allora, grazie al territorio polesano, e grazie soprattutto a tutti i cittadini del Polesine. Io qui mi sono trovato benissimo dal punto di vista della qualità umana. E quindi è un grazie davvero di cuore”.

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