03/03/2021

INTERVISTA AL VESCOVO

Vaccino: "Una scelta etica, un grande mezzo che abbiamo a disposizione"

Le parole del Vescovo della diocesi di Adria-Rovigo, Pierantonio Pavanello

ROVIGO - Dopo essere risultato positivo ed avere passato un mese in isolamento, il Vescovo della diocesi di Adria-Rovigo Pierantonio Pavanello guarisce dal Covid e ringrazia il Signore e la Madonna con la prima messa presso il Santuario del Pilastrello. Ecco la sua esperienza e come l'ha vissuta. Fa inoltre una riflessione sul coronavirus, sulle sue conseguenze sulla società e sui vaccini.

Anche lei, purtroppo, ha avuto a che fare direttamente con questo tremendo virus, ma è fortunatamente guarito. Com'è stato doverlo affrontare di persona? Ha lasciato dei segni?

“Sono stato fortunato, o meglio in una prospettiva religiosa diciamo che sono stato graziato perché la malattia poteva portarmi anche a correre dei rischi molto più gravi di quelli che in realtà ho corso: quando pensavo di essere sulla via della guarigione, è stata subito diagnosticata una polmonite in fase iniziale, è stata curata prima che mi portasse a non respirare e ad aver bisogno dell'ossigeno. Il decorso della mia malattia è stato tutto sommato benevolo, non mi ha procurato dolori particolarmente forti. Certo il disagio di stare un mese in isolamento, anche se la mia residenza è molto ampia, però sono stato da solo. Questa esperienza ha avuto anche degli aspetti positivi: mi ha permesso di apprezzare il silenzio, di dedicarmi di più alla preghiera e all'ascolto della parola di Dio e poi, attraverso il computer, di mettermi in contatto con tante persone; per cui è stata anche una solitudine abitata da tante presenze. Nel complesso è stata un'esperienza che mi ha lasciato anche molte cose belle, di cui ringrazio il Signore come ho fatto andando a celebrare la prima messa pubblica al santuario del Pilastrello venerdì scorso”.

Se in un primo momento il virus sembrava averci resi più solidali gli uni con gli altri, in questa seconda ondata, a tratti ci sta mostrando al contrario peggiori, cosa si sente di dire ai fedeli, sicuramente stanchi e provati da questa lunga lotta?

“Oltre alla stanchezza, questa epidemia sta accentuando le disuguaglianze che ci sono nella società, come il fatto che ci sono certe persone che continuano a lavorare e ad avere un reddito ed altre no: è quindi comprensibile che si crei una certa tensione fra le persone, difficile da governare. Tutti noi dobbiamo fare uno sforzo per avvicinare e comprendere gli altri: diventare migliori dipende da noi, da come riusciamo a leggere e comprendere in profondità il momento che stiamo vivendo e dalle scelte che ciascuno di noi compie. È quindi necessaria una disponibilità a riflettere, confrontarsi e aiutarsi per capire insieme la strada attraverso la quale uscire da questa situazione e poter ripartire. In questa direzione ci aiuta molto l'insegnamento di Papa Francesco: in questi mesi il papà sta facendo degli interventi di grandissimo valore che fanno emergere la sua leadership morale, la sua capacità di indicare la strada, non solo ai credenti, ma a tutti gli uomini di buona volontà”.

Vaccini, il Papa si è espresso a favorevole. Lei cosa ne pensa e cosa vuole dire ai molti fedeli spaventati dal vaccino?

“Il Papa più volte ha parlato dei vaccini, come di una grande risorsa che c'è stata messa a disposizione per combattere l'epidemia. Ha detto però anche che il vaccino non è l'unica risorsa che abbiamo e che i problemi della pandemia non si risolveranno solo con il vaccino. Il Papa è preoccupato che non venga garantita a tutti la possibilità di utilizzare questo mezzo, non solo ai popoli ricchi ma anche a quelli del terzo mondo. 

Ritengo che sia comunque un grande mezzo che abbiamo a disposizione, mi riconosco nel pensiero del Papa. Credo anche che ci sia un dovere etico di usarlo, perché è in gioco non solo la nostra salute ma anche quella degli altri: è una scelta etica che deve essere frutto di riflessione e di informazione, è importante informarsi da fonti attendibili per accostarsi con sicurezza a questo grande aiuto che la scienza ci ha messo a disposizione”.

Infine, a suo parere, se e quando questo virus se ne andrà, ci lascerà qualcosa? Se sì, cosa?

“Questa epidemia ha messo in evidenza la malattia più profonda che c'è nel nostro mondo, una malattia che è prima di tutto morale, perché anche l'origine stessa dell’epidemia sta negli squilibri che ci sono: squilibri di carattere economico, sociale (mondo ricco e povertà), squilibri che toccano anche il rapporto dell'uomo con la natura. Sono molti gli studiosi che mettono in relazione l'origine e poi anche la diffusione del virus nello sfruttamento senza limiti della natura, che ha portato alla deforestazione, al cambiamento del clima, e all'interno di tutti questi squilibri anche la possibilità del virus di passare dall'animale all'uomo e poi di diffondersi. Una volta, speriamo presto, bloccato il contagio, resterà il compito di guarire il mondo da questo male profondo. Papa Francesco dice: ‘c'è un piccolo virus, il covid, ma ce n'è anche un altro molto più grande che è costituito dalla violenza, dallo sfruttamento dell’uomo verso l'uomo e dell'uomo verso la natura”.

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