03/03/2021

CORONAVIRUS IN POLESINE

"Non sappiamo di quanto sarà il taglio dei vaccini, per sicurezza teniamo le dosi per il richiamo"

Compostella: “Dovremo sospendere la somministrazione delle prime dosi, non possiamo rimanere senza scorte vanificando il primo ciclo"

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Il direttore generale dell’Ulss 5, Antonio Compostella

ROVIGO - L’imprevisto taglio alle dosi dei vaccini consegnate all’Italia, al Veneto e al Polesine produrrà un momentaneo stop della campagna di vaccinazioni. Una frenata per quel che riguarda la somministrazione della prima dose del vaccino antiCovid, mentre prosegue l’inoculazione della seconda dose, quella che renderà immuni.

“Purtroppo - ammette il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Compostella - la Pfizer ha ridotto le dosi assegnate alle regioni italiane in questi giorni. Il 19 gennaio arriverà in Polesine il quantitativo previsto per quella data, ma conterrà meno delle 3.500 dosi che ci aspettavamo. E non sappiamo ancora di quanto sarà il taglio. In ogni caso con le scorte della prima fornitura e quelle del 19 riusciremo certamente a completare il ciclo della somministrazione della seconda dose. Dovremo invece sospendere la somministrazione delle prime dosi, non possiamo rimanere senza scorte col rischio di vanificare il primo ciclo. secondo i nostri calcoli per la prima settimana di febbraio chiuderemo la prima fase della campagna con l’inoculazione di tutte le seconde dosi di vaccino. nel frattempo speriamo di avere chiarimenti sulle nuove forniture. Si naviga nell’incertezza”.

Ieri a Trecenta sono state somministrate le dosi finali del vaccino ai primi 42 operatori sanitari polesani che avevano aperto la campagna vaccinale il 27 dicembre scorso. Altre seconde dosi saranno somministrate tra giovedì e venerdì prossimo.

Ma da chi dipende la frenata sulla consegna dei vaccini? “Da quel che ho capito - spiega Compostella - dipende dalla Pfizer, i quantitativi arrivano direttamente dalla casa madre ai due grandi hub veneti di Venezia e Verona. Come ho già detto navighiamo a vista, nell’incertezza e ancora non è chiaro il motivo di questa riduzione. Speriamo tutti che il commissario Arcuri che è l’unico, a livello nazionale, che può interloquire don la società produttrice, possa chiarire presto quello che è successo e far ripartire le consegne come era stato preventivato”.

La beffa, amara e assurda, è sempre dietro l’angolo. Il Veneto e il Polesine hanno agito nel massimo rispetto delle regole e dei tempi, dimostrando, ancora una volta, l’efficienza della macchina sanitaria. Eppure ora devono interrompere la campagna di copertura della popolazione col vaccino per motivi legati a non si sa bene che tipo di intoppo alla fonte. Uno stop che inevitabilmente allungherà il tempi di chiusura della campagna vaccinale: “Purtroppo - ammette Compostella - il rischio è proprio questo, ma è inevitabile. le dosi che ancora abbiamo a disposizione, e quelle in arrivo, le dobbiamo utilizzare per completare i cicli di vaccino su ciascuna persona. L’auspicio è che la sospensione duri poco, pochissimo. E che il quantitativo di febbraio possa arrivarci nella sua completezza”.

Il Veneto è una delle regioni più penalizzate dalla frenata di Pfizer-Biontech. “L’arbitraria distribuzione decisa dall’azienda, non condivisa né comunicata agli uffici del Commissario, produrrà un’asimmetria tra le singole Regioni - ha detto in una nota il commissario alle vaccinazioni Arcuri - con una differente riduzione delle consegne”. Per quanto riguarda il Veneto sono state terminate le prime due forniture e metà della terza. “Parallelamente alla vaccinazione, stiamo provvedendo anche all’accantonamento delle fiale per le seconde dosi”, ha fatto sapere il governatore veneto Luca Zaia. Sono oltre 102mila le dosi somministrate in regione.

“Con il taglio annunciato - ha fatto sapere ieri Arcuri - non sarà un problema affrontare i primi giorni di richiamo: il 27 dicembre, data di un avvio più che altro simbolico, i vaccinati erano stati 7.420, e il primo gennaio in totale erano 49.506, con circa 10mila vaccinazioni al giorno in media. Poi però la campagna aveva preso quota, salendo a 35-40mila vaccinati al giorno, poi fino a 91mila. A partire dalla settimana del 28 gennaio saranno oltre mezzo milione gli italiani da rivaccinare, ossia a cui somministrare la seconda dose, e si porrà il problema di come fare”.

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