03/03/2021

CORONAVIRUS IN VENETO

"Con i ristori si copre solo il 6,6% del fatturato perso"

Solo 3 miliardi di euro di ristori, a fronte di 45 miliardi di mancati incassi. Per il Veneto il piatto piange

Ristori a fondo perduto. Ecco chi prende i soldi, e quanti

VENETO - Solo 3 miliardi di euro di ristori, a fronte di 45 miliardi di mancati incassi. Per il Veneto il piatto piange: a denunciarlo è la Cgia di Mestre.

Che segnala come, sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 3 miliardi di euro di aiuti diretti erogati fino ad ora dal governo alle attività economiche venete coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà subite dagli imprenditori. Se, infatti, rapportiamo questi tre miliardi alla stima riferita alle perdite di fatturato registrata l’anno scorso dalle imprese della nostra regione, importo che si aggira attorno ai 45 miliardi di euro, il tasso di copertura è stato pari al 6,6%: un’incidenza risibile.

E in attesa dei nuovi ristori previsti nei prossimi giorni, l’arrabbiatura e il malessere tra gli operatori economici sono sempre più diffusi, in particolar modo tra coloro che conducono attività di piccola dimensione, dicono dall’Ufficio studi della Cgia.

Gli artigiani mestrini tengono comunque a ribadire un principio incontrovertibile: lo Stato, le Regioni le autonomie locali hanno il diritto-dovere di introdurre tutte le limitazioni alla mobilità e alle aperture delle attività economiche che ritengono utili e necessarie per tutelare la salute pubblica. Intendiamoci: questo caposaldo non è in discussione.

Ma è altrettanto doveroso intervenire affinché gli operatori che sono costretti a chiudere l’attività per decreto vengano aiutati economicamente in misura maggiore di quanto è stato fatto fino ad ora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti.

E’ comunque necessario precisare che per le imprese che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 25% circa. Le misure di sostegno al reddito approvate dal governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte alle attività che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto al 2019. Resta il fatto che anche per queste realtà gli aiuti economici sono stati insufficienti.

L’Ufficio studi della Cgia, infatti, stima che dei 45 miliardi circa di riduzione del fatturato registrata nel Veneto nel 2020, almeno 18 miliardi sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori che sono stati costretti a chiudere per decreto.

E’ evidente - per la Cgia - che è necessario un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti con i rimborsi. In altre parole è necessario uno stanziamento pubblico che compensi quasi totalmente sia i mancati incassi sia le spese correnti che continuano a sostenere.

La stessa cosa - segnalano dalla confederazione degli artigiani - va definita anche per i settori che seppur in attività è come se non lo fossero. “Segnaliamo, in particolar modo - si legge nella nota - le imprese commerciali ed artigianali ubicate nelle cosiddette città d’arte che hanno subito il tracollo delle presenze turistiche straniere e, in particolar modo, il trasporto pubblico locale non di linea (taxi, bus operator e autonoleggio con conducente) che sebbene in servizio hanno i mezzi fermi nelle rimesse o nei posteggi”.

“E’ vero - ammettono dalla Cgia - che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico, ma è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi per far ripartire la crescita economica che rimane l’unica possibilità in grado di ridurre nei prossimi anni la mole di debito pubblico che abbiamo spaventosamente accumulato con questa crisi”.

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