02/03/2021

LENDINARA

"Chiediamo la guarigione per gli ammalati, la forza per coloro che li curano e la saggezza ai responsabili della cosa pubblica”

Il Vescovo Pierantonio Pavanello si affida alla Madonna, durante la sua prima messa dopo la guarigione dal covid

LENDINARA - Prima uscita pubblica, venerdì sera, per il vescovo Pierantonio Pavanello dopo la brutta esperienza del Covid. Il vescovo ha scelto il santuario del Pilastrello di Lendinara per celebrare la sua prima funzione dopo la malattia: un modo - ha spiegato - anche per affidare ancora una volta alla Madonna “il nostro popolo chiedendo di salvarci da questo terribile flagello. In modo particolare chiediamo la guarigione per gli ammalati, la forza per coloro che li curano e la saggezza ai responsabili della cosa pubblica”.

Nel corso dell’omelia, il vescovo ha ripercorso la propria esperienza di malato, portando la propria personale testimonianza. “Premetto - ha detto - che la forma da cui sono stato colpito fortunatamente non è stata grave (anche se avrebbe potuto diventarlo se la perizia e l’attenzione di chi mi curava non avesse individuato per tempo e curato efficacemente una pericolosa polmonite virale). Ho vissuto per un mese da solo nella mia residenza nel palazzo vescovile, vedendo solo di tanto in tanto un’infermiera che veniva a visitarmi”.

“Anche se non ho avuto grandi dolori - ha sottolineato Pierantonio Pavanello - ho dovuto affrontare qualche disturbo fisico fastidioso. Eppure il Signore mi ha dato molte consolazioni: penso alla partecipazione carica di affetto di tante persone che si sono fatte presenti attraverso i molti mezzi che oggi abbiamo a disposizione, a chi si è adoperato per farmi la spesa e per portarmi qualcosa di già preparato per il pranzo, ai momenti di preghiera particolarmente intensi”.

“Vorrei approfittare di questo momento, che è intimo e personale ma ha anche un carattere pubblico - ha proseguito il vescovo - per richiamare l’attenzione su un aspetto che in questi mesi forse è passato in secondo piano, preoccupati come siamo stati (lo siamo tuttora) dell’aspetto sanitario, di quello sociale ed economico. Nella vicenda della pandemia c’è anche un aspetto religioso, spirituale di cui dobbiamo tenere conto e che può darci un potente aiuto ad uscire migliori da questa grande prova”.

Quindi il vescovo ha sottolineato come il virus ci abbia “costretti a fare i conti con la nostra vulnerabilità: non solo, abbiamo verificato che quelli che ritenevamo i nostri punti di forza (pensiamo alla globalizzazione, allo scambio con tutte le parti del mondo, alla possibilità di modificare l’ambiente naturale) sono in realtà una debolezza. In realtà accettare di essere limitati, fragili, imperfetti non è altro che accogliere la verità del nostro essere: siamo esseri finiti” che “per vincere il Covid hanno bisogno anche di Dio”.

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