01/03/2021

PROTESTA #IOAPRO

Ecco la barista che ha deciso di aprire, rischiando la sanzione

È Pamela Zagato, titolare del Vanilla Cafè di Boara Polesine, che si è fatta portavoce della protesta nazionale

ROVIGO - Pamela Zagato è la barista di Boara Polesine che ha deciso di aprire, seguendo la protesta organizzata a livello nazione dal titolo #ioapro. Lo ha fatto nonostante il rischio di prendersi una sanzione. Ci racconta che avrebbe dovuto esserci un gruppo di baristi e ristoratori a Rovigo che aveva deciso di aderire alla manifestazione, ma poi all’ultimo si sarebbero tirati tutti indietro, lasciando lei, da sola, unica portavoce della protesta nel capoluogo polesano.

Il suo gesto non voleva essere - precisa - un puro e semplice attacco o trasgressione alle norme stabilite dal Governo, ma un grido di disperazione per una condizione che non le permette di mantenersi. “Sia io che mio figlio lavoriamo qui al bar, è la nostra unica fonte di reddito, dateci la possibilità di continuare a lavorare per pagarci da vivere. Ho ricevuto un contributo di €1000, ma ho €5000 di costi in un mese e con la chiusura non riesco più ad affrontarli“.

Capisce nei bar delle grandi città che sia più difficile gestire gli assembramenti: “Il mio locale è grande e si trova in una piccola frazione, facciamo rispettare tutte le misure e si riesce benissimo a mentenere le distanze. Spero in un’apertura mentale da parte del Governo, che verifichi quali attività non permettono di mantenere le distanze e quali invece non rischiano assembramenti. Non è possibile continuare così, abbiamo dovuto buttare via tanta merce che nessuno ci ha rimborsato”.

“Noi lavoravamo soprattutto la sera, dalle 18 con gli aperitivi. Come facciamo? l’asporto non manda avanti l’attività, così il bar non va. Fateci riaprire, noi rispettiamo le misure, aiutateci facendo dei controlli, ma non fateci chiudere, perché noi perdiamo tutto”.

Ho paura delle sanzioni come tutti, penso che non abbia aderito nessuno a Rovigo per questo motivo, ma qualcuno si deve esporre per parlare, anche per la nostra città. Il virus c’è, ma devono fare qualcosa perché così moriamo anche noi, io rischio di chiudere l’attività”.

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