20/10/2020

CORONAVIRUS

Il microbiologo: "Virus più cattivo, sarà difficile tracciare"

Roberto Rigoli, microbiologo di Treviso a fianco di Zaia sostiene che la curva preoccupante renderà difficile il tracciamento. "Guardia alta"

Il microbiologo: "Virus più cattivo, sarà difficile tracciare"

Roberto Rigoli, microbiologo dell'ospedale di Treviso

VENETO - Impennata di casi e difficoltà nel contenimento. Anche il microbiologo a fianco di Luca Zaia, Roberto Rigoli, sostiene che il "virus è più cattivo e la lotta contro il Covid si fa più dura". 

Con cifre che sfiorano i mille casi giornalieri in Veneto, Rigoli, primario di Microbiologia al Ca' Foncello di Treviso e "regista" della lotta al virus in Veneto, in un'intervista al Mattino di Padova, commenta l'impennata di contagi. E' vero che i tamponi rapidi e la capacità di diagnosi è migliorata, rispetto al passato, ma "il virus circoli di più. I ricoveri e i pazienti in rianimazione sono le vere le cartine al tornasole a cui guardare".

E continua: "Se aumenta la reale circolazione dei positivi, indipendentemente dai test, può succedere che aumentino anche i pazienti ricoverati. Ma soprattutto, io mi faccio una domanda: anche a luglio trovavamo pazienti ad alta carica virale, eppure non finivano ricoverati. Avevamo ospiti di Rsa con alta carica virale, asintomatici. Adesso, con quella stessa carica virale finiscono in ospedale". Questo perché, spiega ancora Rigoli: "E' cambiato il panorama, e la verità è che non ci sono certezze. Non credo sia dovuto solo a un aumento della circolazione del virus, è qualcosa di legato alla tipologia del virus. Che ci sorprende sempre".

L'idea del microbiologo, a fianco di Luca Zaia è che "Andiamo giorno per giorno, abbiamo imparato che ci sono dei picchi, ma che poi improvvisamente si fermano. Ogni previsione ha un valore relativo".


Anche "il tracciamento si sta appesantendo moltissimo. Qui bisogna puntare alla solidarietà della popolazione. Se riusciremo ad arrivare ai test in autosomministrazione, il cittadino dovrebbe essere così “cooperante” da intervenire in prima persona sul piano della prevenzione".

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