19/10/2020

ROSOLINA

Il virologo Crisanti in Polesine: "Il virus non è cambiato"

Ieri sera l’incontro con il padre del modello veneto

“Così abbiamo fermato il virus”

ROSOLINA - L’attesa per sentire il virologo di fama internazionale Andrea Crisanti è stata tale che le 200 persone accorse al palazzetto dello sport di Rosolina, ieri sera, 7 settembre, non hanno fiatato quando è stato annunciato il ritardo. Il professore è arrivato dopo un’ora e 19 minuti, e ha iniziato a parlare ricordando la vicenda di Vo’, primo caso della pandemia in Veneto, ricordando come - in quell’occasione - si sia adottata la strategia giusta, pur non sapendolo ancora, in un primo momento.

“Aver isolato il paese - ha rivendicato Crisanti - è stato importante ma non sufficiente, perché la gente continuava a circolare. Però è stato fondamentale avviare i tamponi. Poi, il 28 febbraio, ho avuto modo di parlare con il presidente del Veneto Luca Zaia convincendolo a fare un secondo giro di tamponi e questa mossa è stata decisiva per verificare che c’era il 40% della popolazione asintomatica. La strategia vincente del Veneto è stata quella, successivamente, di mettere in isolamento le persone che evidenziavano i sintomi e rintracciare tutte le persone che erano venute a contatto con lui in modo da identificare la fonte del virus”.

Questa è la strategia che si sta portando avanti in tutta Italia - ha detto ancora Crisanti - gli altri Paesi, a cominciare dalla Spagna, che non l’hanno adottata subito, hanno pagato un prezzo ben più alto”. Presenti alla serata il sindaco di Rosolina e presidente della conferenza dei sindaci dell’Ulss 5 Franco Vitale, il direttore generale dell’Ulss Antonio Compostella, e il viceprefetto vicario Luigi Vitetti.

Crisanti ha poi spiegato che "il virus non è cambiato: l'unica cosa che è cambiata è la nostra capacità di fare diagnosi. L'Istat dice che oltre 1,5 milioni di italiani hanno preso il virus e sono guariti, ma per il tampone i positivi sono stati 250mila: questo vuol dire che 1,2 milioni di persone erano asintomatiche. Ora, aumentando i tamponi, riusciamo ad individuare anche questi casi".

"Non biasimo i giovani per come si sono comportati finora - ha aggiunto - perché hanno ricevuto informazioni discordanti, anche da tanti miei colleghi. Non è colpa loro se ad un certo punto hanno abbassato l'attenzione".

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