06/07/2020

I TEST SIEROLOGICI

“Quell’esame non serve a niente”

Al via le convocazioni per 508 polesani: per chi ha gli anticorpi, isolamento e tamponi

“Quell’esame non serve a niente”

Via alle telefonate: 508 cittadini polesani stanno per ricevere la convocazione a partecipare alla campagna di test sierologici lanciata da ministero della Salute e Iss, per fare una mappa dell’immunizzazione al coronavirus. In Polesine, l’indagine coinvolgerà poco più di 500 persone, già selezionate dall’Istat, residenti in nove Comuni scelti a campione: oltre a Rovigo città, Adria, Porto Viro, Porto Tolle, Badia, Bosaro, Stienta, Trecenta e Villadose.

Partecipare è gratuito, ma non obbligatorio. E non mancano le perplessità per questa indagine. Al punto che, secondo il direttore della struttura di microbiologia dell’azienda ospedaliera di Padova, Andrea Crisanti, che ha lavorato fianco a fianco con la Regione nei giorni più duri dell’epidemia, questi test non servono a nulla. “Sono inutili - ha detto, sicuro - attualmente ci sono in commercio 150 test anticorpali ma nessuno studio in merito: c’è una grande confusione”.

La Croce rossa, però, sta per iniziare a convocare i 508 polesani selezionati, impiegando dieci volontari al giorno. Sarà proprio la Cri, infatti, a gestire il progetto. E i volontari polesani, guidati da Alberto Indani, sono pronti. “Cinque operatori sono già stati formati e sono pronti a gestire le chiamate di convocazione. E’ importante far sapere che le chiamate arriveranno dal numero 06 55 10, di modo che la gente lo riconosca e possa rispondere. Ai 508 polesani già selezionati dall’Istat proporremo di partecipare allo studio - spiega Indani - fissando un appuntamento nel centro prelievo più vicino al luogo di residenza. Qui, il cittadino selezionato si dovrà recare autonomamente, e vi troverà un infermiere addetto al prelievo, affiancato da un operatore della Cri”. Saranno altri cinque, ogni giorno, i volontari dell’associazione schierati nei vari punti di prelievo. Per chi non può muoversi, saranno gli stessi volontari della Cri a garantire il prelievo a domicilio.

Il test consiste in un prelievo di sangue: il campione, numerato, sarà poi inviato al laboratorio di Padova che svolgerà le analisi per verificare la presenza degli anticorpi al Covid-19: segno che il soggetto è stato contagiato dal virus e, anche se asintomatico, il corpo ha reagito.

Obiettivo, fare una mappa dell’immunità nel territorio. Ma non solo: l’esito del test sarà comunicato ai partecipanti dalla Regione, entro 15 giorni dal prelievo. E in caso di positività al test, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare dal servizio sanitario regionale e contattato per fare il tampone che verifichi l’eventuale stato di positività e dunque di contagiosità. In ogni caso, sarà garantita la massima riservatezza per tutta la durata dell’indagine.

In parallelo, da lunedì, partiranno anche i test sierologici obbligatori per le categorie professionali a rischio (su tutti: medici, operatori sanitari e personale delle forze dell’ordine) voluti dalla Regione Veneto. Questo programma ha uno scopo di screening sanitario più che statistico, e coinvolgerà circa 3mila persone nella nostra provincia. Tre i punti prelievi che saranno allestiti: al Censer, per Rovigo, e a Trecenta, a cura della Croce rossa; e ad Adria, per tutta l’area bassopolesana, coinvolgendo la Croce verde della città etrusca.

Intanto, ieri, per il quarto giorno consecutivo, in Polesine non è stato accertato nessun nuovo contagio. Restano 449 i contagi da inizio epidemia, con 36 casi ancora positivi (tra cui 12 ospiti delle case di riposo e un medico bassopolesano): sono 372 i guariti, 34 i decessi, mentre 132 persone restano in isolamento.

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