28/11/2020

CORONAVIRUS IN ITALIA

Conte ha firmato il decreto: da domani chiuse le fabbriche

Ecco l'elenco delle attività che possono restare aperte

Conte ha firmato il decreto per fermare mezzo Nord Italia

ITALIA - Stop a tutte le attività produttive e commerciali che non siano necessarie. Alla fine, il decreto - atteso dalle 23.20 di sabato sera, quando ha parlato Conte - è arrivato nel tardo pomeriggio di domenica. E ha fatto chiarezza sullo stop alle attività produttive, industriali e commerciali, che è - come annunciato - pressoché totale.

Ma è stata una domenica di preoccupazione e attesa, per capire quali attività, questa mattina, avrebbero potuto alzare serranda e aprire bottega, come sempre. E quali (la gran parte) avrebbero invece dovuto fermare il ciclo produttivo fino a data da destinarsi, in ottemperanza del decreto annunciato sabato sera dopo le 23 dal premier Giuseppe Conte e poi firmato nella serata di ieri.

Confindustria Venezia-Rovigo, già dal mattino, aveva avvisato gli imprenditori polesani: senza certezze - la posizione dell’associazione di categoria - “meglio predisporre tutto per ipotizzare la chiusura”. Intanto, aveva iniziato a circolare con insistenza un documento non ufficiale che faceva riferimento alle attività economiche ritenute essenziali dall’ultimo Def. Un lungo elenco di codice, che va ben oltre la fabbricazione di presidi medici e all’industria alimentare: dentro, anche la fabbricazione della carta, la produzione di gomma, materie plastiche e prodotti chimici, l’industria tessile, e molto altro ancora.

Un elenco poi di fatto ricalcato dal decreto emanato dal presidente del consiglio dei ministri. In cui si legge che sono sospese “tutte le attività produttive industriali e commerciali”, ad eccezione appunto di quelle necessarie.

Via libera, ovviamente, a “produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, nonché di prodotti agricoli e alimentari”. In primis. Ma ok, anche, all’industria dell’aerospazio e della difesa, oltre a pesca e acquacoltura, coltivazioni agricole, estrazione di gas, prodotti chimici, articoli in gomma e materie plastiche, metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo, apparecchiature elettriche e non elettriche per uso domestico, fabbricazione di carta, spago, corde, funi, reti, tessuti, articoli tessili, e divise e indumenti da lavoro. E tanto altro ancora, compresa la stampa, ovviamente. Restano di conseguenza aperte anche le edicole, e persino i tabaccai (ma non la domenica). Oltre a tutte le attività che erogano servizi di pubblica utilità, e alle attività professionali.

Via libera, anche alla “prosecuzione di attività non incluse nella lista che siano però funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali”. Solo per fare un esempio: come continuare la produzione di un certo apparecchio medico, se l’azienda che ne produce la componentistica, magari plastica, è costretta a fermarsi? La valutazione sulla effettiva necessità di queste aziende è affidata al prefetto, che può - nel caso lo ritenga - comunque stopparne la produzione, informandone il governo.

“Saranno garantiti - aveva inoltre tracciato la linea Conte sabato sera - i servizi bancari, postali e assicurativi, oltre al trasposto pubblico”, compreso quello aereo. Il tutto, fermo restando la necessità del rispetto delle procedure di sicurezza e anti-contagio.

Il testo del decreto ha poi recepito tutte le richieste che, già la mattina, erano arrivate da Confindustria, con il presidente Vincenzo Boccia che aveva inviato una lettera al premier Conte con cinque punti. Tutti accolti. Il più rilevante, è sicuramente la tempistica di entrata in vigore del decreto. Tutto chiuso da domani, ma è consentito, entro mercoledì, il completamento delle “attività necessarie alla sospensione” della produzione, “compresa la spedizione della merce in giacenza”.

Ok anche alla prosecuzione degli “impianti a ciclo produttivo continuo”, dalla cui possibile interruzione derivi “grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti”. Per continuare la produzione bisognerà però avvisare il prefetto, che può sospendere, se lo ritiene, le attività. Insomma, inizia una nuova fase dell’emergenza. E anche l’economia deve adeguarsi. La salute viene prima di tutto.

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