01/10/2020

CORONAVIRUS

"Coronavirus come un'influenza? Non è così"

L'Associazione nazionale biotecnologi spiega le differenze tra Covid-19 e influenza stagionale

"Coronavirus come un'influenza? Non è così"

"Poiché da diverse parti, alcune anche con ruoli scientifici di rilievo, si continua a sostenere che la Covid-19 sia del tutto paragonabile a una sindrome influenzale, come Associazione nazionale biotecnologi, riteniamo doveroso sottolineare nuovamente che così non è". Lo spiegano in una nota gli esperti dell'Anbi.

"Se si analizzano ad esempio gli ultimi dati completi disponibili per l’influenza (2018-2019) si può osservare che si sono registrati ben 812 casi gravi, che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, e 205 decessi (per i tecnici i dati sono riferiti a influenza, virus influenzale identificato e influenza, virus non identificato) - spiega l'Anbi - questo bilancio però riguarda tutte e 33 le settimane interessate dalla malattia, con un picco di casi la quinta settimana dell’anno, in cui si sono registrati 93 ricoveri in terapia intensiva e 23 decessi. Quanto invece stiamo registrando per il coronavirus racconta una storia completamente diversa. Solo in questa settimana si sono infatti registrati 351 casi che hanno richiesto la terapia intensiva e 131 decessi. Vale la pena di sottolineare: in soli 7 giorni. Quello perché si ha un raddoppio dei casi gravi, che richiedono la terapia intensiva, ogni 2,5 giorni, segno che la malattia sta diffondendosi molto rapidamente".

Secondo l'Anbi questo significa che "il Sars-Coc-2 mette molto più sotto stress il sistema sanitario rispetto all’influenza sia perché la percentuale di pazienti che necessita cure intensive è più alto, sia perché le necessita per tempi prolungati, che il numero di casi sta crescendo ancora troppo rapidamente e che questo mette realmente a rischio la tenuta del sistema, che si sta saturando velocemente (non solo in termini di posti letto e macchinari, ma soprattutto sul fronte del personale medico-sanitario)". E ancora: "Questo non significa che chi si ammala finirà necessariamente in terapia intensiva o che il numero di decessi sia fuori scala (è bene ricordare che per complicanze secondarie da influenza - per i tecnici di polmonite virale non classificata altrove e polmonite da microrganismo non specificato - si stima in Italia muoiano ogni anno tra le 8mila e le 10mila persone), ma che se non rallentiamo rapidamente la crescita dei casi che necessitano ospedalizzazione (attraverso la riduzione del contagio) non riusciremo a gestirli efficacemente".

"Per essere più chiari - conclude l'Anbi - adesso la Covid-19 sta ancora salendo verso la linea rossa tratteggiata in figura (vedi foto ndr) che rappresenta la nostra capacità di gestire l’emergenza, molto più velocemente di quanto noi non siamo in grado di innalzarla. Già ora diversi ospedali hanno cancellato tutti gli interventi non urgenti e ridotto all’osso le attività sugli altri reparti. Se il virus dovesse riuscire a superare quella linea rossa le ripercussioni ci sarebbero non solo sui malati di Covid-19, ma su tutti coloro che hanno bisogno di assistenza sanitaria".

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