02/04/2020

GUARDIA DI FINANZA

Sequestrati ai rom 70mila euro di beni. Erano pluripregiudicati

La famiglia rom era dedita a furti e rapine aggravate. Si erano insediati nel territorio di Taglio di Po

TAGLIO DI PO - Ancora un altro sequestro delle fiamme gialle polesane in applicazione della normativa antimafia. Due abitazioni (una di 7 vani e l’altra di 3), due terreni e tre autovetture tra cui una Volkswagen Golf ed un Fiat Ducato (per un valore complessivo di circa 70.000 euro) sono state poste sotto sequestro nella giornata di ieri in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Venezia - Sezione distrettuale misure di prevenzione, nei confronti di due soggetti facenti parte di un corposo nucleo familiare nomade (ben 11 persone) di cui la maggior parte risultano essere pluripregiudicati per reati di particolare allarme sociale (furti, rapine aggravate, ricettazione, etc..) nonché già sottoposti a misure restrittive personali.

Tali soggetti, radicati nel comune di Taglio di Po (RO), sono stati segnalati dalla Prefettura di Rovigo quali persone di possibile turbativa sociale alla comunità locale. Pertanto sono scattati, a cura dei finanzieri della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Economico-finanziaria, gli accertamenti finalizzati alla richiesta di applicazione di misure di
prevenzione patrimoniali. Le indagini patrimoniali svolte, anche con l’ausilio di numerose banche dati, su tutti i soggetti hanno fatto emergere, in particolare, le posizioni di due persone fisiche, di sesso femminile, una di 38 anni l’altra di 36, originarie di Mirandola (MO) risultate essere intestatarie dei suddetti beni, assolutamente incoerenti e sproporzionati rispetto alle fonti
reddituali, considerato che tali soggetti non hanno mai dichiarato alcun reddito (ovvero in qualche annualità redditi di circa 4.000 €). All’esito delle indagini è stata quindi inoltrata alla Procura della Repubblica di Rovigo, nel mese di gennaio u.s., una proposta finalizzata all’adozione di misure ablative patrimoniali ai sensi della normativa antimafia.

Il Tribunale ordinario di Venezia, in accoglimento alla predetta richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica e ritenendo fondati i presupposti di pericolosità sociale in capo alle preposte in quanto ritenute soggetti che vivono abitualmente coi proventi derivanti da attività delittuose ed il cui valore dei beni risulta incongruente rispetto ai redditi posseduti, emetteva un decreto di sequestro finalizzato alla successiva confisca, disponendo l’immissione nel possesso dei beni da parte dell’amministratore giudiziario all’uopo nominato nonché l’esecuzione delle relative trascrizioni presso la Conservatoria dei registri immobiliari e l’ACI.

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