02/07/2020

CISL PADOVA E ROVIGO

Troppa poca formazione nelle aziende

In Veneto sono soltanto il 40% le aziende metalmeccaniche che hanno sottoscritto un accordo sulla formazione

Formazione: sono ancora troppo poche le aziende che investono

ROVIGO - In Veneto sono soltanto il 40% le aziende metalmeccaniche che hanno sottoscritto un accordo sulla formazione o hanno condiviso un piano formativo proposto dalle Rsu e dal sindacato. I dati si riferiscono a un campione di 361 aziende venete con più di 100 dipendenti, 75 delle quali a Padova e 10 a Rovigo, monitorate dalla Fim Cisl.

I risultati dell’indagine sono stati resi noti da Oriella Tomasello al consiglio generale della Fim Cisl Padova Rovigo, svoltosi nella sala parrocchiale di Carpanedo sul tema “La formazione: diritto e opportunità”, che ha avuto come ospite il professor Paolo Gubitta, professore di organizzazione aziendale e presidente del corso di laurea in economia dell’università di Padova.

“Dobbiamo individuare in ogni azienda il referente per la formazione - ha detto Oriella Tomasello - istituire le commissioni per la formazione, meglio se paritetiche, dobbiamo promuovere la consapevolezza che l’investimento formativo è la nuova tutela di ogni lavoratore e di ogni lavoratrice”.

L’incontro è stato introdotto dal saluto del neoeletto segretario generale della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin. “Stiamo iniziando un nuovo percorso - ha detto - e per farlo abbiamo bisogno delle competenze di tutti i delegati presenti, perché la partecipazione per noi è un valore fondamentale. Come Cisl dobbiamo ritrovare l’autorevolezza che ci spetta. Il lavoro da fare è tanto, ma con il contributo di lavoratori, pensionati e di tutti i cittadini, i risultati non tarderanno ad arrivare”.

La scelta di dedicare un consiglio generale al tema della formazione è stata spiegata dal segretario della Fim Cisl Padova Rovigo Nicola Panarella: “Il nostro intento in questo percorso - ha detto - è mettere ogni delegato nelle condizioni di farsi tramite con i lavoratori perché il tema della formazione diventi patrimonio comune. Dopo aver inserito le 24 ore nel contratto nazionale, dobbiamo riuscire a trasmettere l’importanza di questa opportunità”. Molti delegati sono intervenuti per illustrare la situazione nelle rispettive realtà di lavoro. E’ emersa la difficoltà piuttosto generalizzata nel far accettare questo principio alle aziende, ma anche nel far comprendere ai lavoratori l’importanza di questa opportunità. A fornire ai delegati qualche strumento per passare dalla trasformazione “di nicchia” (quella rivolta a un numero esiguo di lavoratori scelti dalle aziende) alla transizione “di massa” (che porta le competenze a tutti i lavoratori) ci ha pensato il professor Paolo Gubitta. “E’ come l’esame di terza media - ha spiegato - che era la prima grande transizione di massa di un numero importante di persone alle quali veniva certificato un certo livello di competenze. Certificare quello che sai fare ti rende più appetibile, è una rete di protezione, un elemento distintivo. E’ la terza media della modernità. E’ rinunciare a qualcosa (a un po’ di tempo) nel breve o medio termine, per ottenere qualcosa di più importante nel lungo termine, che è l’occupabilità”.

Il professor Gubitta ha invitato a mettersi in ascolto dei bisogni dei lavoratori e a individuare piani formativi dove le persone possano scegliere quello che è importante per loro. In questo le competenze digitali hanno comunque un posto di primo piano. Una ricerca dell’università di Padova ha dimostrato che le persone under 40 sono quelle che più spesso vengono destinate a mansioni che comportano competenze digitali. “Il rischio - ha concluso Gubitta - è che ci sia una categoria di persone che viene emarginata e relegata ad attività con minor contenuto di innovazione, sovvertendo le gerarchie aziendali”.

Per recuperare la competenza trasversale della digitalizzazione partendo dai bisogni dei lavoratori, la Fim Cisl del Veneto ha sviluppato una proposta di alfabetizzazione digitale, illustrata da Massimiliano Nobis, segretario generale della Fim Cisl Veneto. “Tale proposta - ha spiegato - può essere modulata in 8, 16 o 24 ore, in base alle esigenze organizzative dell’azienda. I ritorni sono positivi sia da parte dei lavoratori che delle aziende. Su questo tema c’è da fare una crescita culturale insieme e di sistema”.

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