09/05/2021

CASO SAMIRA

Il marito portato in Italia in stato d'arresto e incarcerato

La polizia spagnola lo ha scortato in aereo a Milano. E' in cella a San Vittore

“Stavo tornando in Italia E non ho ucciso Samira”

Mohamed Barbri, 48 anni, marito di Samira

Mohamed Barbri, 48 anni, marocchino, il marito di Samira, 43 anni, scomparsa dal 21 ottobre, accusato di averla uccisa, è atterrato ieri a Milano. Subito, è stato portato in carcere a San Vittore. Era stato arrestato in Spagna, a Madrid, dalla polizia iberica. In esecuzione di un mandato d’arresto europeo ottenuto dalla Procura di Rovigo. E’ indagato, infatti, per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Secondo gli inquirenti - i carabinieri di Padova ed Este e la Procura di Rovigo - sarebbe stato lui a uccidere Samira, con la quale, oltre che con la figlioletta di quattro anni, viveva a Stanghella. Il delitto sarebbe avvenuto nell’ambito di una relazione che si stava logorando, a causa dei vizi del marito: slot e alcool. La donna avrebbe deciso di lasciarlo e tutto questo, ritengono gli investigatori, unito alla gelosia morbosa che per lei avrebbe nutrito l’uomo, avrebbe potuto spingerlo all’omicidio.

Il marito, però, nega tutto. Sin dall’inizio di questa complessa vicenda, ha sempre ribadito di non avere nulla a che fare con la scomparsa di Samira, di amarla, che mai le avrebbe fatto del male. A spingere la Procura a chiedere l’arresto, pure in mancanza di gravi indizi relativi alla commissione del reato, era stata la decisione di espatriare, da parte di Mohamed. Raggiungendo, appunto, la Spagna. Per questo, però, l’uomo ha una spiegazione.

“Non volevo scappare - ha ribadito, al suo avvocato - Quando mi ha arrestato la polizia, stavo andando alla stazione dei bus di Madrid, per tornare”. Mohamed assicura che era andato nel paese iberico per cercare tracce di Samira, pensando fosse passata da lì, per tornare in Marocco.

Il mistero si è quindi spostato in via Gorzon Sinistro, dove, secondo le rilevazioni Gps, Mohamed, la notte dopo la scomparsa di Samira, si sarebbe trattenuto per circa tre ore. E’ qui, ancora, in una sorta di capanno, che gli investigatori hanno repertato ben 14 campioni di liquido biologico, che ora saranno sottoposti all’esame del Dna. Le aspettative sono alte. E’ in quella zona, credono i carabinieri, che il corpo di Samira potrebbe giacere.

Da parte sua, l’indagato ribadisce di non essere mai stato lì, che quella sera lui stava cercando una stazione dei carabinieri aperta per denunciare la scomparsa di Samira. Dovrà spiegare, allora, come mai il tracciato del suo cellulare lo collochi in quella località a quell’ora.

Ora, a breve dovrebbe svolgersi il colloquio tra Mohamed e il suo difensore. Quest’ultimo potrebbe, poi, domandare la revoca della misura cautelare disposta a carico del 48enne, di fronte al Tribunale dei Riesame. Dovrà anche essere programmato l’interrogatorio di garanzia. Non è chiaro se si farà in tempo a trasferire, entro questo termine, l’arrestato a Rovigo, dove comunque arriverà, o se questa prima formalità si svolgerà a San Vittore. In ogni caso, il sostituto procuratore della Repubblica Francesco D’Abrosca appare intenzionato a prendervi parte di persona, anche se si dovrà spostare.

Se, infatti, Mohamed sceglierà di rispondere, sarà l’occasione per fornire, assieme al proprio difensore, la propria ricostruzione dei fatti, alternativa a quella dell’accusa. Intanto, del corpo di Samira, ancora nessuna traccia. Una circostanza che, nell’ottica di un futuro processo, rischia di pesare. Eccome.

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