19/09/2020

IL CASO

"Dalla tv di Stato esigiamo rispetto"

Antonella Bertoli, presidente della commissione provinciale per le Pari opportunità della Provincia di Rovigo, scrive alla Rai e a Sanremo

"Vergogna, anche una canzone può uccidere"

Il cantante Junior Cally col presentatore Amadeus

ROVIGO - "In riferimento a quanto avvenuto alla Conferenza stampa di presentazione del festival, alla scelta dei cantanti e alle vicende riportate dai mass media sul Festival di Sanremo, riteniamo doveroso ribadire che quanto successo offende e mortifica l’onorabilità non solo delle donne, ma di tutta l’Italia che attraverso il Festival si presenta al mondo". Lo scrive Antonella Bertoli, presidente della commissione provinciale per le Pari opportunità della Provincia di Rovigo, che ha inviato una comunicazione ai vertici della Rai e agli organizzatori del Festival.

"Dalla televisione di Stato - prosegue Bertoli - noi esigiamo un profondo rispetto per le donne, anche in nome di una cultura che fino ad ora ne ha negato parità di accesso e libertà di espressione. Chiediamo rispetto per coloro che hanno pagato con la vita una cultura sessista che anche alcuni testi musicali hanno contribuito a diffondere; rispetto per le donne che hanno il coraggio di dire la verità e raccontare le loro storie, e per coloro che dedicano la propria vita a lottare contro la violenza e la disuguaglianza di genere. Noi non crediamo che l’offesa, anche se messa in musica, sia una forma d’arte: dagli albori della storia umana fino ai nostri giorni, il termine Arte racchiude il concetto di creatività".

"Ma l’unico aspetto riconducibile all’Arte è 'la bellezza' che trasmette, per tramite della maestria dell’artista, a chi ascolta.       L’Arte musicale è il mezzo con cui si propaga 'la bellezza' attraverso la sensibilità e la conoscenza del sensibile porta a definire l’etica. Una trasmissione come il Festival di Sanremo dovrebbe contribuire a diffondere comportamenti etici, e perciò promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore. Concordiamo con il Presidente Rai quando dice che 'La credibilità di chi canta deve rientrare fra i criteri di selezione. Chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale'".

"La più importante trasmissione nazionale, il Festival della canzone italiana, dovrebbe avere anche una funzione didattica, contribuendo a diffondere comportamenti etici, e promuovere il rispetto per le donne mettendo al bando comportamenti sessisti e diseducativi. Ciò che è successo è di per sé molto grave e denuncia comunque la permanenza di una cultura sessista che attraversa tutti i ceti sociali, come è stato dimostrato anche dai commenti del presentatore ufficiale del festival: sarebbe ora di smetterla e di educare al rispetto di genere".

Confidiamo in un Loro intervento al fine di evitare ulteriori esternazioni, commenti e partecipazioni di gente poco credibile se non deleteria, alla Televisione nazionale.

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