19/06/2021

ROVIGO

Rubens indagato per corruzione

Secondo la Procura, che ha disposto accertamenti, avrebbe chiesto ad un finanziere di avvisarlo dei controlli nel suo locale

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ROVIGO - Nuovo colpo di scena, nella vicenda nata dall’arresto, lo scorso 16 marzo, del noto gestore di locali Rubens Pizzo, con l’ipotesi di reato di usura, al quale ha fatto seguito la chiusura dell’indagine, sviluppo risalente allo scorso luglio.

Ora si apprende della chiusura di una seconda indagine, che coinvolgerebbe Pizzo e un finanziere della Guardia di finanza. Condotta proprio dalle Fiamme gialle. La Procura della Repubblica ha ipotizzato uno scambio di favori tra i due, considerato corruzione, tramite il quale Pizzo si sarebbe assicurato, o avrebbe comunque cercato di farlo, la possibilità di sapere in anticipo quando i controlli o le verifiche lo avrebbero interessato. Non si parla - a quanto trapela di una indagine sulla quale, chiaramente, vige un certo riserbo, a prescindere dalla chiusura - per quanto concerne il finanziere, di un ufficiale, o di un comandante, ma piuttosto di un militare di medio livello. Un appuntato.

Siamo, ovviamente, nel campo delle ipotesi, sulla base delle quali, però, la Procura, dopo la notifica, si appresta a domandare il rinvio a giudizio, ossia il processo, a carico dell’indagato.

La nuova indagine sarebbe uno sviluppo diretto della precedente, frutto dell’arresto per usura. I carabinieri, infatti, dopo la perquisizione che aveva portato all’arresto, avevano proceduto anche al sequestro del cellulare dell’imprenditore. Qui, i finanzieri, che hanno preso in carico questo secondo filone, avrebbero trovato, registrate, alcune conversazioni che, secondo l’ottica accusatoria, sarebbero state rivelatrici di un rapporto illecito tra Pizzo e il finanziere, basato appunto sulla corruzione.

L’esame del telefono non avrebbe rivelato altre ipotesi di reato sull’imprenditore.

Per quanto riguarda, invece, l’ipotesi di reato di usura, sarà l’udienza preliminare a dovere chiarire se servirà o meno un processo, per vagliare la sostenibilità dell’accusa. La Procura contesta un singolo prestito a tasso usurario, verso una giovane imprenditrice, originaria del Polesine, ma operante a Bologna, nell’ordine dei 60mila euro. Una tesi che, in prima battuta, l’imprenditore, difeso dagli avvocati Dania Pellegrinelli e Michele Brusaferro, avrebbe rigettato in toto, parlando invece di un prestito a tasso zero fatto in ragione di un rapporto di amicizia e conoscenza.

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