19/09/2020

VILLADOSE

"Visoni, l'allevamento dovrà chiudere. Lo dice il Tar"

La nota stampa di Lav dopo la decisione del tribunale amministrativo regionale

"Visoni, l'allevamento dovrà chiudere. Lo dice il Tar"

VILLADOSE - "L'allevamento di visoni di Villadose dovrà chiudere: il Tar del Veneto ha accolto il ricorso di Lav e di essere animali". Lo rende noto l'ufficio stampa di Lav, Lega anti vivisezione. Con il deposito della sentenza il Tar Veneto ha accolto il ricorso delle associazioni Lav e Essere animali contro l'insediamento di un allevamento di 11mila visoni a Villadose, in provincia di Rovigo.

L'allevamento, sorto tre anni fa a un solo km dal centro del paese e a soli 45 metri dalle abitazioni, dovrà cessare l'attività.
"La sentenza del Tar Veneto sia uno stimolo per Governo e Parlamento a esaminare le proposte di Legge per introdurre in Italia il divieto di produzione di pellicce. Nel nostro paese il numero degli allevamenti è drasticamente calato negli anni e l'industria della pellicceria è in crisi, grazie alla presa di coscienza dei consumatori rispetto alla sofferenza degli animali", affermano Lav ed Essere Animali".

"Il ricorso - prosegue l'ufficio stampa di Lav - è stato presentato contro il Comune di Villadose, la Regione Veneto, l'Azienda Ulss N. 5 Polesana e nei confronti dell'azienda agricola che ha inizialmente richiesto la conversione dell'allevamento da bovini a visoni e dell'impresa che lo ha poi rilevato. La sentenza del Tar Veneto censura il comportamento del Comune, che durante l'iter autorizzativo non ha ritenuto di acquisire agli atti dall'allevatore tutta la documentazione necessaria per effettuare una valutazione completa e corretta".

"In particolare, il Comune non ha qualificato l’allevamento come intensivo - prosegue l'analisi di Lav - evitando quindi di applicare la disciplina sulle distanze delle abitazioni rispetto agli allevamenti intensivi prevista dalle norme regionali. Basti pensare che le prime case sorgono ad appena 45 metri dalla struttura. Già questo motivo sarebbe stato sufficiente per non autorizzare il cambio d'uso della struttura. Inoltre, l'allevatore non ha dimostrato le modalità con cui sarebbero state smaltite le deiezioni e nel giudizio davanti al Tar Veneto sono emerse delle evidenti contraddizioni: in un punto veniva indicato che lo smaltimento sarebbe avvenuto tramite ditte specializzate, mentre in altri punti si spiegava che sarebbero state sparse sul suolo, senza però allegare il piano di utilizzazione agronomica richiesto dalla legge".

"In verità Essere Animali e Lav hanno dimostrato che le deiezioni e gli altri scarti prodotti dagli allevamenti di visoni non vengono smaltiti sui campi e questo è il motivo principale per il quale l'allevamento va considerato di tipo intensivo. Il Comune non ha nemmeno verificato la conformità della concimaia utilizzata per lo stoccaggio temporaneo delle deiezioni alle normative di settore. In aggiunta, l'allevamento andava classificata come 'industria insalubre di prima classe' e quindi sarebbero state necessarie ulteriori verifiche igienico-sanitarie, prima di poter avviare l'attività".

"Su questo versante, il Tar Veneto ha valutato che ilComune non ha provveduto a sollecitare l'Azienda Ulss N. 5 Polesana, né l’Arpav, per chiedere approfondimenti in merito, ritenendo erroneamente che il loro parere fosse superfluo. Infine, il Comune ha inizialmente richiesto una valutazione sull'impatto olfattivo dell'allevamento ma in seguito ha rinunciato ad acquisirla, nonostante sia provato che i visoni emettono emissioni olfattive 9 volte superiori rispetto a quelle dei
bovini. Con il ricorso, le associazioni hanno dimostrato anche i rischi legati alla diffusione sul territorio del visone americano, specie carnivora alloctona, oltre all’impatto ambientale di questi allevamenti.

"Ringraziamo l’avvocato Matteo Ceruti per l’eccellente lavoro svolto - affermano Essere Animali e Lav. - Con la sentenza del Tar Veneto l'allevamento di visoni di Villadose dovrà chiudere. In Italia ne rimangono attivi circa una ventina, situati, oltre che in Veneto, principalmente in Lombardia ed Emilia-Romagna. LAV e Essere Animali da tempo chiedono l'introduzione di un divieto nazionale di allevamento di animali da pelliccia, sulla base di motivazioni etiche, scientifiche e
sociali. L'industria della pellicceria è in forte crisi. Grazie alle scelte dei consumatori, sempre più sensibili nei confronti della sofferenza degli animali sfruttati per la produzione di pellicce, il mercato sta subendo una significativa contrazione con
importanti crolli delle vendite in tutti i canali distributivi".

"Importanti stilisti e numerose aziende di moda globali hanno già rinunciato all’uso di pellicce animali, alcune delle quali hanno annunciato il passaggio al fur-free anche grazie al confronto costruttivo che Lav ha saputo gestire in questi anni, diventando
lo stakeholder di riferimento per le principali aziende di moda. Anche lo scenario europeo è decisamente a favore di un possibile divieto, con ben 13 paesi europei che hanno già abolito gli allevamenti. Ma nonostante ciò, in Italia l'attività continua ad essere consentita e anche quest'anno, proprio verso fine novembre, inizieranno negli allevamenti le uccisioni di 145 mila visoni".

Sulla vicenda interviene anche il Comitato Terre Nostre di Villadose: "Come Comitato impegnato nella tutela del nostro territorio e della salute abbiamo subito l’arrogante ilarità e le prese in giro di taluni assessori e membri del Consiglio comunale. Per fermare la legittima protesta dei residenti, contrari all’insediamento di questo allevamento di animali da pelliccia, il Sindaco si è addirittura scomodato a tal punto da emettere una specifica ordinanza che ci ha vietato di appendere striscioni, usando il suo potere al solo scopo di mettere il bavaglio ai propri cittadini.  Se il Sindaco e i suoi assessori fossero stati così solerti anche nel verificare la correttezza di quanto avveniva all’interno degli Uffici, forse il Comune avrebbe evitato di essere condannato a rifondere le spese legali ai ricorrenti.  Perché, lo ricordiamo, se i residenti di via Andreotti hanno dovuto rivolgersi ad un legale, di tasca propria, per tutelare la propria qualità della vita e il valore delle proprie case, anche il Comune si è affidato ad un legale, pagato però con i soldi del bilancio pubblico, per difendere una posizione che il Tar ha stabilito essere palesemente errata, frutto di gravi carenze istruttorie. La beffa, per i cittadini ricorrenti, è stata dunque quella di aver pagato due volte l’arroganza di certi amministratori. Amministratori che, ci teniamo a sottolinearlo, sono gli stessi che hanno considerato uno spreco di risorse spendere circa 3 mila euro per costituirsi parte civile nel processo contro Coimpo! Evidentemente il loro concetto di tutela dell’interesse pubblico è molto distante dal nostro e speriamo che i cittadini, anche grazie a questa sentenza, lo abbiano capito. Cogliamo l’occasione per ringraziare le Associazioni Lav e Essere Animali, lo Studio legale Ceruti e il Comitato Terre Nostre di Lendinara che, sin dal principio, si è impegnato contro l’insediamento di questo allevamento nel nostro territorio".

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