31/05/2020

CONSVIPO

"Scelta inevitabile, va chiuso"

"Scelta inevitabile, va chiuso"
Il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara ha lanciato un ultimatum giusto e corretto sui termini della questione Consvipo. Non c’è più spazio per procrastinare uno stato di stallo e incertezza e occorre che i soci, quindi, oltre alla Provincia e alla Camera di Commercio, i Comuni, esprimano una decisione concreta su quello che si intende fare. Negli anni passati sono stato tra i sindaci convinti che il Consvipo potesse rappresentare ancora uno strumento valido e in grado di supportare occasioni di sviluppo per il Polesine, ma mi amareggia molto constatare che oggi, dopo due anni di discussioni, fantomatiche vie e proposte di rilancio, resta ben poco da sperare. Per inciso, non è certo colpa del Consiglio di Amministrazione guidato da Guido Pizzamano, che ha cercato di rinvigorire l’azione del Consvipo con iniziative interessanti e di una qualche valenza, ma la realtà risiede nel fatto che, con la Provincia che si disimpegna, esce dalla compagine del Consorzio il socio di maggioranza relativa (con il 44% delle quote) e che nessuno dei Comuni soci può sostituirsi al ruolo e alla forza economica e politica che aveva l’ente Provincia. Nella fattispecie, vale la pena ribadire che nessun comune ha la possibilità di acquisire nuove quote del Consorzio (infatti le risposte alla missiva del presidente sono state tutte negative), ma non per cattiveria o per pregiudizio, ma proprio perché le normative vigenti non consentono di rafforzare la presenza degli enti locali nelle compagini delle partecipate. Pensare quindi che la quota annuale versata (non però, a partire dal 2017), dalla Provincia, possa essere redistribuita ai Comuni, è fantascienza. Perché nessun consiglio comunale del territorio, chiamato a votare una delibera di questo genere, si troverebbe i pareri tecnici e contabili positivi, esponendosi pertanto alle verifiche della Corte dei Conti che non vedrebbe certo con occhio benevolo l’aumento di partecipazione dei soci in un Consorzio che, negli ultimi due anni, registra un esercizio in equilibrio precario. Anche il tentativo apprezzabile da parte della Provincia, di commutare le quote non versate con una compensazione immobiliare, lascerebbe il tempo che trova. Sanerebbe, forse, il passato, ma non rappresenterebbe certo il futuro della società. Ritengo, con un pizzico di amarezza, che la strada ultima e realistica sia quella di valutare la messa in liquidazione del Consorzio, con dei professionisti all’altezza che possano spiegare bene le procedure e scandire le tempistiche di una scelta dolorosa ma, temo, inevitabile. Una struttura sorta negli anni sessanta con un ampio ventaglio di prospettive di sviluppo industriale, magari mai pienamente espresse, si trova oggi a dover ricorrere solo ai contributi dei soci per mettere insieme le risorse che servono, appena, per pagare gli stipendi ai dipendenti. Temo, e me ne dispiace, che non ci sia più niente da fare. Sarei felice, di fronte a un progetto concreto, di ricredermi.

Leonardo Raito

Sindaco di Polesella   

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