02/04/2020

RIFORMA DELLE IPAB

Tutele per lavoratori e anziani: la petizione

Tutele per lavoratori e anziani: la petizione
Da 20 anni si parla di riforma delle Ipab ma non si combina nulla. Il Veneto è l’unica regione che deve ancora compierla. La petizione di sindacati e lavoratori. Come lavoratori siamo rimasti turbati rispetto agli episodi che hanno evidenziato violenze e maltrattamenti agli ospiti anziani in una struttura nostra regione. Anche nel passato si erano vissute situazioni simili in altri Enti ed ogni volta che accadono, per quanto residuali e limitati a pochi soggetti, è un colpo difficile da sopportare per le migliaia di lavoratori perbene che svolgono un lavoro delicato e spesso in condizioni difficili come il nostro. Come lavoratori auspichiamo, alla pari di qualsiasi altro cittadino come noi, che gli organi della magistratura individuino con celerità i fatti e le responsabilità. Crediamo comprendiate che i primi a chiedere chiarezza siamo noi lavoratori. Anche perché, come troppo spesso accade, le reazioni, non solo nell’opinione pubblica, non hanno fatto distinzioni, hanno irresponsabilmente coinvolto tutti. Non ci possono essere giustificazioni a comportamenti che ledono la dignità delle persone, tanto più in strutture come le nostre dove gli anziani, non autosufficienti, con problemi di demenza senile, si affidano completamente alla nostra assistenza, alle nostre cure, all’accompagnamento verso il fine vita. Chiediamo che di noi, delle strutture nelle quali operiamo, ci si interessasse non solo quando avvengono episodi di questa natura ma che concretamente ci si facesse carico per i problemi che insistono e che perdurano da troppo tempo. Per far questo riteniamo necessario che si comprenda lo stretto legame tra la vita degli Ospiti di queste strutture e l’attività che noi svolgiamo ogni giorno, legame che non può emergere solo nelle situazioni gravi che sopra accenniamo, ma ogni giorno perché il limite tra un servizio di qualità e maltrattamento è molto più labile di quanto si voglia rappresentare. Se non si comprende questo forte legame, non si comprende quanto e quando un’organizzazione deficitaria possa essere causa del superamento di quel limite, che non avviene solo per quello, assolutamente ingiustificabile, che abbiamo visto sulla stampa. Non possiamo escludere dal ritenere maltrattamento anche quando l’Ospite viene lasciato solo perché non è possibile creare spazi di aggregazione ed animazione, o non viene lavato perché non vengono sostituite le assenze e si è troppo pochi in turno, o lasciato in carrozzina in un corridoio ore ed ore a non far nulla, e tanti altri esempi possono essere fatti. Se non comprendiamo qual è il fine, diventa ipocrisia qualsiasi discorso di qualità dei servizi e di dignità della persona. La difficoltà nel cercare di combattere il progressivo consumarsi della persona di un tempo attraverso momenti di condivisione, di rieducazione; la difficolta, anche fisica, per mobilizzarlo nelle più semplici azioni necessarie, come la sua igiene personale, ripetute più volte al giorno per più giorni; vederlo bisognoso di ogni cura anche semplicemente per nutrirsi quando questo ancora è possibile farlo; la frustrazione quando il suo comportamento diventa incomprensibile, alcune volte violento o al contrario completamente indifferente; le continue chiamate a qualsiasi ora del giorno anche senza motivo; tutto questo che si ripete giorno dopo giorno nell’attesa di vederlo chiudere per sempre gli occhi e con la paura di non riuscire in tutto questo tempo di assicurare il rispetto della sua dignità di essere persona fino alla morte. Tutto questo è, per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno, assistere una persona non autosufficiente in una casa di riposo, ma nessuna azione viene messa in atto per fare in modo che tanti anni di questo lavoro, spesso in condizioni precari, determini, oltre ai danni verso il Lavoratore, la scadenza della qualità del servizio. Si agisce solo quando la situazione diventa esplosiva ed emergono i gravi fatti sopra citati. Aumenta la popolazione anziana e cambiano caratteristiche dell’assistenza e responsabilità nel lavoro. Gli Ospiti hanno sempre più bisogni complessi e di tipo sanitario ma noi si lavora con medesimi standard assistenziali del secolo scorso. E anche noi lavoratori, alla pari di qualsiasi cittadino di questa regione, diventiamo sempre più anziani e facciamo fatica anche noi a reggere l’aumento dei carichi di lavoro. A noi si chiede di lavorare di più e meglio, di incrementare la produttività, e contestualmente, però, anche quando raggiungiamo risultati importanti e gli obiettivi di qualità, ci si risponde che dobbiamo farci carico dei problemi economici degli enti, dei problemi delle rette dei nostri concittadini, e per noi i soldi non ci sono mai. Anzi, laddove possono, ce li tolgono anche retroattivamente. A noi chiedono, proprio per la tipologia e caratteristica degli ospiti, di considerarci come una “grande famiglia”, di sentirsi parte integrante dell’ente, di sviluppare una cultura della fidelizzazione con l’ente, ma poi quando un po’ alla volta cessiamo il lavoro, veniamo sostituiti con personale delle cooperative. Quando, come sta avvenendo, non diventiamo noi stessi non più dipendenti dell’Ente ma di cooperativa, o ci cambiano i contratti pagandoci di meno. Gentili Presidente, Assessore e Sindaci, Chiediamo inizi una stagione dove ritorni valore comune il rispetto e la valorizzazione del nostro lavoro. Aspiriamo che la persona e la Sua dignità torni al centro dell’agenda politica e delle scelte che si intendono fare. Per quanto sopra riteniamo che non si possa più rinviare una discussione, e scelte conseguenti, che si pongano l’obiettivo di agire intanto su alcuni temi: -Modifica degli standard assistenziali che incrementino i minuti di assistenza da dedicare agli ospiti; -Investimenti rivolti alla formazione continua del personale; -Investimenti rivolti al supporto del personale che ogni giorno si carica dei problemi, della sofferenza e della morte delle persone; -Una riforma organica del settore, sempre più inserito nell’ambito tipicamente sanitario rispetto al passato, e sempre più interagente con il sistema sanitario regionale e dei servizi pubblici alla persona, che inverta la tendenza a strategie di riduzione di salario e di diritti attraverso appalti, applicazioni contrattuali peggiorative.

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