18/01/2022

CULTURA

Tartini, la morte e il diavolo

Un originale e straordinario evento curato dal Conservatorio Statale di Musica Francesco Venezze è andato ieri sera in scena al Teatro Sociale di Rovigo

Tartini, la morte e il diavolo

26/10/2019 - 15:23

ROVIGO - "Tartini, la morte e il diavolo": un originale e straordinario evento curato dal Conservatorio Statale di Musica Francesco Venezze è andato ieri sera in scena al Teatro Sociale di Rovigo, con il contributo di Fineco Bank. Da un lato, Roberto Citran ha declamato la vita di Giuseppe Tartini, strutturata su documenti dello stesso compositore e violinista (del quale ricorre nel prossimo anno il 250° anniversario della scomparsa) a partire dal testamento redatto poco prima della morte per poi far scoprire - in un continuo flashback di altri testi - al numeroso pubblico presente, i "segreti" matematici, fisici e metafisici sottesi alla sua "arte dell’arco". Tramite la lettura, è emerso pure un quadro della sua metodologia didattica, che ha richiamato anche il volto attuale degli studi accademici e della mobilità Erasmus antelitteram, e la curiosità di un suo soggiorno in Polesine, a Lendinara. In coerente contrappunto alla parola di Citran, otto interventi musicali del Collegium Musicum Venezze, con gli espressivi interventi solistici di Luigi Puxeddu al violoncello, il ricco continuo di Roberto Loreggian al cembalo e le funamboliche evoluzioni al violino presentate da Federico Guglielmo, culminate nelle tartiniane variazioni "alla più bella Gavotta del Corelli". Davvero un apogeo della tecnica violinistica che "spiega" il racconto del sogno del diavolo, ma che di fatto dimostra cultura e spirito di ricerca di Tartini volto alla stessa comprensione della Armonia universale, come lui stesso dichiara in una delle frasi scelte da Sergio Durante per questo concerto-reading: "Perché tutte le cose sono collegate fra loro, con nodi misteriosi, e Domineddio ce ne rivela delle parti, ma poi bisogna lavorarci ...". A richiesta del pubblico il concerto si è concluso con un mirabile adagio fiorito, rigorosamente di Tartini, dono sublime di Federico Guglielmo e della compagine di docenti e studenti al pubblico che riempiva il Sociale.

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