29/01/2022

TRA VILLE E GIARDINI

Un respiro di libertà e partecipazione

Con Filippo un’immersione in apnea nella grande musica di Ivan Graziani

10/08/2019 - 16:15

ROVIGO - “Libertà è partecipazione e stasera ne ho visto tanta. Vengo qui per la prima volta e mi porto a casa un ricordo bellissimo. Grazie per aver cantato, riso, partecipato”. Così Filippo Graziani al termine del live dedicato al padre Ivan, ha sintetizzato il rapporto col pubblico di Tra ville e giardini XX, che l’ha lungamente applaudito nella serata di ieri, 9 agosto, ad Adria. Il repertorio di Ivan Graziani è come un tuffo in apnea nei ricordi di una vita e nella storia del cantautorato italiano; un viaggio nel pop e rock’n’roll di matrice americana punteggiato di gran riff chitarristici; nei testi poetici e raffinati fatti di piccoli ritratti melanconici e istantanee di periferia, pervase da uno spirito di ribellione neanche tanto sommesso; inimitabile il suo falsetto e riconoscibile ogni sua nota. Difficile farne una cover e non scadere nella fredda banalità. Ma per Filippo Graziani, figlio del grande cantautore abruzzese, il peso del cognome ha portato in dono anche una voce familiare, sovrapponibile a quella del padre, che ha fatto letteralmente sognare gli spettatori. Complici i suoi personali aneddoti di famiglia che hanno contribuito a rendere il pubblico partecipe ed il clima rilassato, come una “cantatina” tra amici, Filippo Graziani ci ha messo cuore, passione e chitarra. Il pubblico ci ha messo ritmo, cori e battute. Il risultato non poteva che essere un grande scambio di energia ed emozioni. Uno di quei concerti che fanno bene dentro. Il resto va da sé, sull’onda della musica. Si parte in sordina con “Il topo nel formaggio” (1977, I lupi), “Sabbia del deserto” (1978, Pigro), dedicata alle piogge rosse su Urbino, città di studi sia di Filippo che di Ivan, e “Motocross” (1977, I lupi). Sul palco con Filippo  Graziani, un ottimo Beppe Gismondi con chitarra, flauto e seconda voce. E poi è un crescendo, con “le armi pesanti” ed applausi a scena aperta ad ogni attacco. “Agnese” e “Fuoco sulla collina” (entrambe 1979, Agnese dolce Agnese), Limiti (1984, Nove) di cui Filippo ricorda il protagonista in carne ed ossa di quando era bambino, la rivoluzionaria “Prudenza mai” (1989, Ivangarage) con invito al pubblico allo sfogo urlato, “E sei così bella” (1976, Ballata per 4 stagioni), Dada (1980, Viaggi e intemperie); la ribellione alle omologazioni di “Taglia la testa al gallo”(1979, Agnese dolce Agnese) del pezzo cult “Maledette malelingue” (1994, Malelingue) che andò anche a Sanremo 1994, classificandosi settimo; Monnalisa e Pigro (1978, Pigro). Ma il pubblico non contento ne vuole ancora e ancora. Arriva “Lugano addio” (1977, I lupi) e il commiato con un canto corale di tutti sul ritornello di una melanconia “Firenze” (1980, Viaggi e intemperie). Una serata di quelle in cui ci si ricorda che la musica è arte e che l’arte solleva il cuore e rende veramente liberi.

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