18/01/2022

TRIBUNALE ROVIGO

S'inventa una missione segreta per fuggire all'altare. A processo

Una vicenda clamorosa

S'inventa una missione segreta per fuggire all'altare. A processo

05/02/2019 - 21:30

ROVIGO - Una vicenda incredibile, sulla quale prima ha indagato il personale della squadra mobile di Rovigo, coordinato dalla locale Procura, quindi si è aperto il processo, di fronte al Tribunale di Rovigo, nella persona del giudice Laura Contini. A processo si trova un 53enne residente nel Bolognese, che avrebbe raggirato in ogni modo possibile e immaginabile un medico del Padovano, una professionista stimata che, per sei anni di convivenza, sarebbe stata presa in giro e umiliata. Le accuse parlano di furto, perché prima di scomparire avrebbe portato via un anello, cellulare e tablet alla vittima. Ma anche di falso, perché, dopo avere denunciato lo smarrimento della carta di identità, ne avrebbe approfittato per farsi rilasciare una nuova carta di identità da parte dell'ufficiale competente, facendosi segnare, come professione, quella di "militare". Farebbe parte, secondo l'accusa, di un articolato raggiro. L'uomo, infatti, avrebbe sempre finto di essere un alto ufficiale dell'aeronautica, mostrando addirittura certificati di promozione e indossando divise da aviere. Avrebbe anche sostenuto di avere un rapporto di conoscenza personale col generale che, all'epoca, era il numero uno dell'arma aeronautica. Anni e anni di convivenza nei quali l'uomo avrebbe sostanzialmente approfittato del fatto che la compagna fosse benestante, senza investire granché del suo, nel rapporto. "Solo pochissime volte - ha detto la vittima del raggiro - pagava la spesa lui. Ricordo che una sera, a San Valentino, quando avrebbe dovuto pagare lui, al ristorante fece una scenata dicendo che gli avevano rubato il portafogli". In compenso, avrebbe spesso insistito per aprire un conto cointestato. "Su questo particolare - ha proseguito la vittima - io glissavo spesso, dicendo che lo avremmo fatto una volta sposati". E proprio il matrimonio avrebbe fatto cadere il palco del raggiro. Il 53enne si sarebbe dimostrato addirittura spietato. Lo avrebbe disdetto, senza dire nulla alla compagna. Ma avrebbe poi contattato il wedding planner e il negozio di abiti da sposa dicendo che la futura moglie sarebbe morta di lì a poco, senza arrivare al matrimonio, ma che, per non disilluderla, sarebbe stato meglio organizzare una specie di recita Con lei, invece, poco prima della data, avrebbe organizzato un raggiro ancora più clamoroso. Le avrebbe inviato un sms di questo tenore: "Non farti domande. Ti spiegherò. Leggi la mail". In mail, avrebbe poi trovato una presunta comunicazione addirittura del capo di stato maggiore, ossia l'amico del compagno, nel quale si diceva che lui e altri soldati erano impegnati in una missione ad altissimo rischio, con numerosi rischi. Anche di ritorsione nei confronti dei familiari. La donna, infatti, avrebbe dovuto spegnere il cellulare e addirittura andarsene da casa. Lei lo fece. Passato un mese, però, accese il telefono, scoprendo che alcune amiche la avevano avvisata della situazione. A quel punto, ha presentato querela, facendo finire a giudizio il 53enne. Nella mattinata di martedì 5 febbraio, la deposizione della vittima. La sentenza, a maggio.

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