18/01/2022

TRIBUNALE

Una storia ancora da scrivere

Si va verso la fase cruciale del caso "Borghi autentici"

Una storia ancora da scrivere

27/01/2019 - 22:00

ADRIA -“Adria: Borgo autentico nelle terre dei grandi fiumi”, oltre che il titolo di un progetto non andato esattamente come si pensava, è ormai il nome col quale si conosce una vicenda partita nel 2013 per scelta dell’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Barbuiani, con l’obiettivo di rilanciare il turismo in città attraverso eventi, ma che in realtà ha provocato - a quanto emerge dai procedimenti giudiziari che ne sono nati - costi maggiori rispetto a quelli preventivati, oltre che una scia di contenziosi e problematiche giudiziarie. E' su questo tema che, per quanto riguarda il procedimento penale, approdato a dibattimento, si terrà una udienza il prossimo giugno, dopo la prima di novembre (LEGGI ARTICOLO). Dal punto di vista del procedimento della Corte dei Conti, invece, si è approdati a giudizio, ma non vi sono state conseguenze per gli ex amministratori (LEGGI ARTICOLO). L’inchiesta. Tutto inizia con la presentazione, da parte del comune di Adria, della domanda di finanziamento previsto da un bando pubblico del Gal Polesine Delta Po, inerente il programma di sviluppo rurale per il Veneto 2007/2013 dell’unione Europea Il progetto in questione, noto appunto come Borghi Autentici, sulla base di quanto emerso nell’udienza del 29 Novembre presso il tribunale di Rovigo, non era stato redatto dagli uffici comunali, ma dalla società Consulenza Direzionale Sas, rappresentata di fatto da Monica Mainardi, come testimoniato dai dipendenti comunali Michela Tombolato, Maria Cristina Chiorboli, Eva Caporrella e dal funzionario dell’Avepa Massimo Zanetti. Secondo la ricostruzione di uno dei testi, l’amministrazione cercò di affidare l’incarico alla società, tentando addirittura la modifica di un regolamento comunale, oggetto della seduta del consiglio (n°49 del 10 Settembre 2014). Questa strada non risultò tuttavia percorribile e la giunta decise in seguito (con delibera 222 del 12/9/2014) di proporre al consiglio l’adesione a Borghi Autentici d’Italia (Bai). Un sodalizio comunque non privo di collegamento con Consulenza direzionale, in quanto la società era inserita nell’elenco dei professionisti, ai quali l’associazione poteva attingere per vari servizi. Da parte sua, sempre secondo questa ricostruzione dei fatti, l’associazione già in data 23 settembre 2014, dava la disponibilità all’attuazione del programma ancor prima che il consiglio comunale approvasse la formale adesione (D.C.N°53 del 29/9/2014) Dopo poco più di un mese ( con delibera 276 del 22 ottobre del 2014) il progetto borghi venne affidato direttamente a Bai, esattamente dieci mesi dopo dalla concessione del contributo da parte dell’ Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura (Avepa) al Comune. In questo lasso temporale Avepa, dopo il vaglio della documentazione prodotta dall’ente, arriva a giudicare questa procedura anomale, perché l’ente avrebbe avuto tutto il tempo di valutare altre proposte che potevano essere più vantaggiose per il Comune. Questo risulterà poi, uno dei motivi per i quali il contributo pubblico venne ridotto. Nel corso del processo penale, poi, si è giunti anche a domandarsi se Borghi Autentici sia effettivamente un’associazione non a scopo di lucro o, tramite altre società, consegua comunque un utile d'impresa. Proseguendo nella ricostruzione che si va formando in aula,  dalla testimonianza della polizia giudiziaria emerge che dopo i primi interventi del Marzo 2015, i dipendenti comunali, che avevano già liquidato circa 100mila euro, iniziarono ad eseguire riscontri più accurati, liquidando un importo inferiore ai 300mila euro preventivati per l’intero progetto. Nella prima fase, tra l'altro, sarebbero stati liquidati anche semplici preventivi. In relazione alla somma liquidata da Avepa, gli inquirenti attestano che la liquidazione, da parte di Avepa, di soli 15 mila euro, pare dovuta al fatto che l’ente aveva rilevato che molte spese erano incompatibili con le finalità del progetto, oltre a rilevare problemi nella presentazione della domanda di pagamento e nelle modalità di affidamento a Bai. Oltre alla vicenda penale e quella contabile della corte dei conti, il Comune ha dovuto far fronte a un decreto ingiuntivo da parte di Bai, intenzionata a percepire la liquidazione dell'intero importo dovuto, e a un contenzioso amministrativo inerente una sanzione contestata dalla Guardia di finanza in merito alle modalità dei pagamenti nei confronti del sodalizio. Per quanto riguarda il decreto ingiuntivo, a seguito delle verifiche effettuate, il Comune decideva di liquidare solamente 233mila euro a fronte dei 294mila euro, rendicontati dall’associazione. Per questo motivo la BAI, richiese l’emissione di un decreto ingiuntivo per l’importo di oltre 28mila euro. Un importo comunque inferiore ai 60.482,24euro derivanti dalla differenza tra quanto rendicontato dall’associazione e quanto liquidato dal Comune di Adria. Con delibera n°45 dell’11/9/2017, il consiglio comunale riconobbe la legittimità del debito fuori bilancio inerente il decreto ingiuntivo presentato dall’associazione Borghi autentici d’Italia per il mancato pagamento della somma di 28mila 075 euro, quale residuo a saldo delle fatture emesse dalla predetta associazione (DelC.Cn°45 del 11/9/2017). Una cifra, che secondo la ricostruzione di uno dei testi, era riconducibile alle pretese economiche, richieste, dalla Consulenza direzionale, per eseguire il coordinamento dell’intero progetto. Consulenza Direzionale, costituita il 16 aprile 2013 , pochi mesi prima dalla pubblicazione del bando di gara del progetto in questione (Bur Veneto del 28 Giugno 2013), verrà quindi sciolta il 12 settembre 2017, esattamente un giorno dopo che l’amministrazione dispone la liquidazione della somma pretesa da Bai.  

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