25/05/2020

PO A SINISTRA

Il valore dell’intitolazione dei luoghi

Il valore dell’intitolazione dei luoghi
Ci troviamo ogni giorno a percorrere e visitare chilometri e chilometri di vie e di piazze e non pensiamo quasi mai che percorriamo chilometri e chilometri di nomi che sono anche frutto di scelte amministrative dettate a luoghi e figure importanti, a ricorrenze che, in dati momenti, sono state ritenute degne di intitolazione. Le vie e le piazze, quindi, hanno rappresentato storicamente dei simboli, e rileggendo gli atti dei consigli comunali, ad esempio, si possono trovare dibattiti e motivazioni relative a scelte spesso condivise ma a volte controverse. A Polesella, ad esempio, l’attuale piazza Matteotti, la principale del paese, fu intitolata al grande martire polesano dopo che la stessa era stata, nel tempo, la Piazza del Mercato e la Piazza Italo Balbo, questa per un breve periodo, presumibilmente sulla scia dell’emozione dettata dalla morte del gerarca avvenuta a Tobruk. Carlo Soliani, importante alfiere del socialismo democratico nel mio paese, propose con forza, nel corso di una seduta del primo consiglio comunale di Polesella eletto nel dopoguerra, di dedicare la piazza a Matteotti, simbolo di un martire civile che aveva dato la vita per denunciare le violenze dei fascisti, e la proposta fu accolta unanimemente dai consiglieri di maggioranza social-comunisti e dalla minoranza democristiana. Emozioni, quindi, percezioni di momenti storici, intitolazioni avvenute a furor di popolo nei consessi democratici, ecco come nasce il nome di una via o di una piazza. Quelle scelte, condivise o no, vanno comunque rispettate e riconosciute come la fase della storia di ogni comunità. Per il rispetto di quelle storie, molte persone sono disposte a fare battaglie, barricate, specie quando pare che memorie degne di venerazione vengano oltraggiate. Per questo motivo, non mi sorprendono le proteste e le manifestazioni di chi non accetta forme di “violenza” portate ai luoghi simbolo. Non si tratta solo di scelte di opportunismo, ma profondamente legate ai valori che hanno costruito percorsi di crescita e di formazione personale, individuale e collettiva. Chi non conosce la propria storia non può avere contezza del proprio futuro. E neanche del proprio presente, aggiungerei, facendo scivolare la società verso l’irragionevolezza.

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