29/01/2022

CALTO

Il Comune più piccolo del Polesine rischia di svuotarsi

Calo demografico costante

Il Comune più piccolo del Polesine rischia di svuotarsi

09/11/2018 - 08:19

CALTO - Nel Polesine dei 50 Comuni, dei 240mila abitanti scarsi in inesorabile diminuzione, dell'invecchiamento (la longevità da queste parti è quasi da record mondiale con tutti gli annessi e connessi), del fallimento di unione amministrativa a vario titolo (nei ultimi 30 anni solo Porto Viro è frutto di un matrimonio felice), i paesi, specie quelli altopolesani, si spopolano sempre più. Caso emblematico Calto (superficie 10,99 kmq; densità 67; sede Municipale Palazzo Riminaldi) che, a fine ottobre scorso, è sceso a 719 residenti. In passato più voci, istituzionali o meno, hanno proposto di fondere Melara, Bergantino, Castelnovo Bariano, Castelmassa, Ceneselli e appunto Calto ma è mancata qualsiasi volontà politica. Chiaro che gli amministratori attuali altopolesani (qui la maggiore concentrazione di piccoli centri), in presenza di risorse sempre più scarse e di mancanza di progettualità a vario titolo, sono costretti a gestire solo l'ordinario, avendo come emergenza continua i servizi sociali. Michele Fioravanti, candidato sindaco nel 2014 di "Calto nel cuore" ha vinto le elezioni, per cui sino alla primavera prossima, quando terminerà il mandato, sarà primo cittadino avendo come vice Fulvio Tironi e assessore Luca Quaglietta. E' sostenuto in maggioranza da Alessandro Arbore, Giulia Turatti e Alfieri Ferrazini; in minoranza Emanuele Mini, Samantha Vaccari e Massimo Busati. Indubbiamente il più piccolo Comune da Melara a Porto Tolle ha un alto reddito pro capite, una zona produttiva di tutto rilievo, un livello di vita soddisfacente. ma non sempre "piccolo è bello" all'epoca del web e del mercato globale. Ad esempio in ambito scolastico non esiste più la fascia dell'obbligo  da anni. I bambini per elementari e medie vanno a Castelmassa o in tono minore a Ceneselli. Lo scorso luglio è stata chiusa definitivamente la scuola dell'infanzia parrocchiale Santa Maria Annunziata, istituzione paritaria ormai senza più iscritti. Il trend demografico è poi in perenne discesa, come testimoniato dai dati Istat. Gli abitanti assommavano a 1.100 nel 1971, 940 nell'81, 890 nel '91, 880 nel 2001, 801 nel 2001, 719 ai primi a novembre 2018. Il bilancio di previsione 2018, approvato lo scorso febbraio, si riduce a poche voci obbligatorie. Manutenzioni: verde pubblico 2.000 euro; servizio illuminazione pubblica 50.500; manutenzione strade 2.500; trattamento di disinfestazione 6.000. L'Imu in senso generico è al 2 per mille. Inoltre le spese incomprimibili per stipendi e così via. E' passata una variazione al bilancio in corso: avanzo di amministrazione di 125.092,80 euro; Imu 11.515,22; autovelox 108.228.03 (le multe non riscosse arrivano a 30.000). Questa operazione contabile prevede le seguenti uscite: asfaltatura strade comunali 97.092.80; spese per apparecchio velox 35 mila. Quest'assestamento di bilancio a pareggio arriva a 217.969.05. Calto ha una storia importante. Nelle Satire il ferrarese Ludovico Ariosto, intellettuale notoriamente sedentario, scrive che veniva spesso a Calto, dominio estense, a villeggiare dal 1515 circa in poi (morirà nel 1532). Non vi sono certezze sulla origine etimologica del nome Calto e, inoltre, mancano fonti preistoriche, preromane,romane e medievali certe. Notizie arrivano dalle visite pastorali. Verso il 750 vi era un oratorio dedicato a San Tommaso apostolo, in seguito a Sabto Stefano. Forse era ubicato nel primitivo centro storico caltese, risalente all'insediamento longobardo, poi inghiottito dal Po, oggi in piena area golenale. Il primo documento risale al 1189: una chiesa dipendente dall'esarcato di Ravenna, poi diocesi di Ferrara. Nel 1434 una chiesa intitolata a Santa Maria Assunta e dipendente da Ceneselli; nel 1437 un forte terremoto la danneggia assai. Nel 1591 si eleva un nuovo oratorio; nel 1596 viene fondata la parrocchia attuale  tre anni dopo è consacrata a S. Rocco, patrono attuale (primo parroco don Ippolito Zapponi). Intanto al dominio estense sottentra quello pontificio. Nel 1630 la peste manzoniana fa 70 vittime. Nel 1690 iniziano i lavori della parrocchiale odierna, completamente rifatta da don Giobatta Finato (parroco qui dal 1689 al 1709). Ebbe solenne benedizione il 20 novembre 1707 dal cardinal legato Taddeo Dal Verme arcivescovo di Ferrara. Seguì poi le vicende napoleoniche, il passaggio al dominio asburgico (notevoli  fermenti carbonari del 1821), l'unità. Calto sin dal 1801 da Napoleone fu eretta in Comune autonomo.

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