08/07/2020

PO A SINISTRA

Province, la vergogna senza fine

Province, la vergogna senza fine
Tra le cose più assurde lasciate in eredità dalla precedente legislatura, la situazione degli enti province è davvero una delle più imbarazzanti. Trovare un’altra parola per descrivere una vergogna, uno stato di disinteresse e di abbandono in cui la politica ha lasciato un ente locale ancora previsto dalla costituzione, è impresa ardua, e pare difficile che questa nuova anomala maggioranza di governo possa intervenire per porre fine a un quadriennio di assurdi provvedimenti che hanno svuotato le province di risorse, vanificato l’azione del personale e la programmazione, messo in discussione la funzionalità di servizi fondamentali come scuole e strade. Il giudizio pesante, senza dubbio, viene acuito dagli ultimi episodi di Genova: la tragedia del Ponte Morandi apre uno squarcio nella nebbia calata sulle strade provinciali e sui ponti di proprietà delle province, si pensi ad esempio a moltissimi manufatti sui grandi fiumi che, senza risorse umane ed economiche non possono essere controllati e manutenuti, senza contare l’edilizia scolastica, con migliaia di scuole superiori che rientrano sempre nella competenza delle province che non hanno risorse per sistemarle, per metterle a norma dal punto di vista dei rischi incendio e sismici, per ampliare laboratori, palestre, attrezzature. Fin qui la cronaca di una normale anormalità, con una politica nazionale vittima di una campagna stampa che ha puntato da anni l’indice sulle province come esempio di sprechi della politica. Ma la tragedia non finisce qui. Oggi le province sono enti di secondo grado che vengono eletti dai consiglieri provinciali e dai sindaci del territorio, e che vedono gli stessi come soggetti eleggibili a presidente e a consigliere provinciale. Gli ultimi provvedimenti del nostro parlamento, hanno previsto l’elezione dei nuovi presidenti a ottobre 2018, pochi mesi prima della primavera del 2019, quando sarà rinnovato, in Italia, circa l’80% dei consigli comunali e dei sindaci. Ciò significa ridurre la platea degli eleggibili al solo 20%, una norma davvero contraria a qualsiasi logica di partecipazione democratica, e, forse, addirittura incostituzionale. Credo che il legislatore dovrebbe porre un argine a questa vergogna, pena, temo, l’annullamento di tutte le elezioni del prossimo autunno. Servirà inoltre affrontare con urgenza la questione di un ente che, se non verrà definitivamente cancellato, ha bisogno di risorse per gestire funzioni ancora, ahinoi, fondamentali.

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