19/05/2022

POLITICA ROVIGO

Magaraggia e la fronda anti Bergamin: schermi, scherni ma risultati scarni

Retrospettiva sulle elezioni comunali del 2015 e prospettiva su quelle del 2020

Magaraggia e la fronda anti Bergamin: schermi, scherni ma risultati scarni

22/07/2018 - 10:27

ROVIGO - Roberto Magaraggia ricorda il contesto in cui è avvenuta l'elezione a sindaco di Rovigo di Massimo Bergamin, nel 2015. E lo mette a confronto con l'evoluzione dei rapporti all'interno della maggioranza e anche con parte di quelli che, alle scorse amministrative, erano i suoi avversari. A Rovigo, soprattutto fra i moderati e i centristi, dopo averlo conosciuto e sperimentato, sono in molti a non credere che Bergamin possa essere confermato sindaco nel 2020. D’altronde la sua elezione al ballottaggio, tre anni fa, la deve, ripeto deve a “santa Nadia Romeo”. Avevo infatti suggerito a qualche suo lacchè di acquistare all’Ikea una quantità di candele e accenderne una ogni giorno davanti casa di Nadia. Infatti la candidata della sinistra-centro fu annientata al ballottaggio (rappresentava il PD, ed era supportata anche da una lista di centro, creata per l’occasione dall’allora emergente uomo d’affari Alessandro Duo’- con dentro Bellinazzi ex FI, Rao ex AN ecc - che avevano fiutato la certezza della sua elezione). Se non erro, credo che su oltre cinquanta sezioni elettorali, sia prevalsa in pochissime. Per analizzare simili catastrofi, non bisogna certo affidarsi ai vari politologi Cacciari o Feltrin. Sulla Romeo, indubbiamente più capace di Bergamin, si è abbattuto un vero e proprio ciclone originato all’interno della sinistra, avversa alla famiglia dall’ex senatore Domenico. Sulle cause e sui perché, non sta certamente al sottoscritto indagare. Resta il fatto che le conseguenze di una candidatura rivelatasi “non gradita”, soprattutto nell’area dei “sinistrati”, ma anche dei centristi, la stanno pagando i cittadini di Rovigo e le sue frazioni, con l’elezione che ha visto prevalere “lo sconosciuto di Gavello” sulla “ arciconosciuta di Rovigo”. Se penso che la candidatura del “Berga” è avvenuta l’ultimo giorno utile. Di notte, nella sede della Lega appena depurata dal gruppo “Tosi-Munerato”. Non riuscivano a trovare chi si sacrificava, in quanto, come dicevo, era data per certa la vincita della Romeo. Alla fine, bocciato Andrea Bimbatti, inviso alla dirigenza di Forza Italia (tanto che diede vita a una sua lista, senza successo, e non appoggiò Bergamin al ballottaggio) per guidare la lista, fu individuato l’ex collega di lavoro di Antonello Contiero, e suo “segretario- scrivano” per lungo tempo, appena rientrato in Lega dopo l’espulsione. Ora, “il miracolato”, non si è probabilmente reso conto che gli ammiratori che poteva contare all’inizio del mandato, suggestionati dalle sue ospitate televisive, dovute al fatto che era l’unico sindaco leghista in Italia a guidare un comune capoluogo di provincia, si sono diradati. Invece di pensare ai problemi di Rovigheto, mollava tutto per correre ad ogni chiamata, scimiottando Salvini nell’unico monologo anti immigrati. Il suo debole sono le luci della ribalta e gli strumenti della comunicazione, come i tablet. I rodigini, però, dopo aver assistito alle performance del loro sindaco, una volta spenta la tv, usciti di casa si sono ritrovati di fronte alla realtà locale nuda e cruda, fatta di degrado e di ombre. Frazioni e centro storico disastrati. Promesse mai mantenute o riposte in frigorifero. Gesti, battute, tante, anche sprezzanti, non solo verso gli avversari ma addirittura nei confronti dei componenti la maggioranza. Fotografie molte. Pensieri e ragionamenti pochi. In parecchi, a questo punto, si chiedono come riesca a mantenersi fermo, incollato sulla sua “sedia gestatoria” spalleggiata dai vari sediari Avezzù, Mella, Borgato, quando invece il mondo procede. Molto semplice: siete mai saliti sulle scale mobili? Per restare fermi bisogna camminare all’incontrario. E’ la politica adottata da Bergamin: procedere nel senso opposto allo sviluppo della città e delle frazioni. Girando le spalle a principi e proclami, incontrando e riabbracciando molti di quelli che si era lasciato alle spalle e gli avevano remato contro.

Roberto Magaraggia Civica Rovigo

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