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EVENTI IN VENETO

La Regione nega il patrocinio al Pride Village, l'ira di Benedetti

La deputata padovana si scaglia contro la giunta Zaia e l'assessore Donazzan

La Regione nega il patrocinio al Pride Village, l'ira di Benedetti
PADOVA – E' uno degli eventi di maggior richiamo non solo a livello regionale ma addirittura nazionale. Ci passano numerose personalità del mondo dello spettacolo ma non solo: anche il mondo della cultura, della musica e, più in generale dell'arte, attraverso i propri rappresentanti, occupa ogni estate il palco del Pride Village di Padova, la manifestazione nata nel 2008 con un obiettivo alto e nobile come scrive il suo fondatore, il deputato e attivista Lgbt Alessandro Zan: “ Creare nella nostra città, Padova, un piccolo esempio di società migliore, uno spazio aperto e libero in cui ognuno può essere se stesso, in cui l’amore non conosce discriminazione, in cui ogni famiglia è considerata tale”. Ed è seguendo il solco dichiarato da Zan che il calendario della manifestazione, anno dopo anno, è sempre più intenso, interessante e rivolto ad un pubblico sempre più ampio. Lo testimoniano i nomi di alcuni degli ospiti che sono passati sul palco di Padova negli anni: Fabio Canino, Paola e Chiara, Le Sorelle Marinetti, Tiziano Scarpa, Vladimir Luxuria, Alessandro Cecchi Paone, Katia Ricciarelli, Giusy Ferreri, Paola Turci, Dolcenera, Lella Costa, Aldo Busi, Cinzia Leone, Margherita Hack, don Franco Barbero, Luciana Littizzetto, Franca Valeri, Boy George, Maria Luisa Busi, Mario Venuti, Sabina Guzzanti, Milena Vukotić, Ron, Nada, Antonella Ruggiero, Niccolò Fabi, don Andrea Gallo, Patty Pravo, Vittorio Sgarbi, Corrado Augias, Marcella Bella, Cristina D'Avena, Massimo Lopez, Luca Tommassini, Virginia Raffaele. Serve aggiungere altro per rendere l'idea della portata dell'evento? Sì, un paio di altri nomi di spicco ci sono: Giancarlo Galan, ospite al Pride Village nel 2010 quando era governatore del Veneto per Forza Italia (allora Pdl), e Flavio Zanonato nel 2011 quando era sindaco di Padova. Questo a dimostrazione che anche la politica e le istituzioni hanno capito da tempo la portata dell'evento. E senza voler entrare nel merito del dibattito sulle barriere dei pregiudizi, sull'importanza del riconoscimento dei diritti civili in una società che comunque progredisce, va avanti, guarda al futuro, nonostante le resistenze che, comunque, sono destinate a morire, viene da dire che sia quasi un obbligo sostenere una manifestazione di questo calibro. Non fosse altro per la visibilità che ha a livello nazionale e non solo. E invece no. Oggi, in Veneto, non è così. Anzi, per essere più precisi, nel Veneto di Luca Zaia a trazione Lega non è così. Già, perché la Regione ha negato il proprio patrocinio al Padova Pride Village. Comprensibile lo sdegno di alcuni rappresentanti del mondo politico, fuori e dentro il consiglio regionale. Come il capogruppo a Palazzo Ferro di Liberi e uguali Fini Piero Ruzzante che sulla questione ha presentato un'interrogazione urgente alla giunta Zaia o come la deputata padovana del gruppo misto Silvia Benedetti che afferma: “Non trovo corretta la decisione della Regione di non patrocinare il Gay Pride di Padova. La considero assurda e mortificante non solo per la comunità Lgbt ma per tutta la popolazione veneta. Chi difende questo diniego usando la scusa che il popolo veneto non approvi tali manifestazioni insulta quest’ultimo”. Sulla stessa linea di Ruzzante, l'onorevole Benedetti spiega: “ Trovo inammissibile tale decisione, tanto più che si è deciso al contempo di patrocinare la manifestazione degli indipendentisti. Ricordo a coloro che avessero la memoria corta, che la libertà delle inclinazioni sessuali di ognuno è garantita dalla Costituzione, la stessa che invece vieterebbe il distacco della Regione dall’Italia. Probabilmente nella giunta regionale hanno confuso cosa è lecito e cosa no in questo Paese, premessa la libertà di espressione di ognuno. Del tutto inappropriato trovo l’intervento dell’Assessore all'istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità della Regione Veneto Elena Donazzan: una volta eletti, i governanti non lo sono di una sola parte, ma di tutta la popolazione. Ed a tutta la popolazione, minoranze comprese vanno garantite pari dignità e diritti”.
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