25/01/2022

CASO COIMPO ADRIA

"La nube li ha uccisi in pochi istanti"

La ricostruzione del consulente

"La nube li ha uccisi in pochi istanti"

11/06/2018 - 14:18

ADRIA - "Sono stati uccisi in maniera pressoché istantanea, vista la concentrazione di gaso tossico che si era sviluppata". Lo ha detto, nella mattinata di lunedì 11 giugno, il consulente della Procura, Alessandro Iacucci, chiamato a valutare la reazione chimica che, il 22 settembre del 2014, portò, secondo le tesi accusatorie, a creare una nube tossica all'interno dello stabilimento Coimpo - Agribiofert, ad Adria. Il risultato fu tremendo: quattro morti avvenute, appunto, nel giro di pochi istanti. Iacucci ritiene che la sua relazione abbia chiarito in maniera sufficientemente chiara la genesi dell'accaduto: quella nube tossica si generò mentre, nella vasca cosiddetta "D", era in corso il trattamento di fanghi con acido solfidrico. Tanto Coimpo quanto Agribiofert trattavano - oggi le autorizzazioni sono sospese - infatti rifiuti da depurazione, ossia fanghi, per poi renderli spandibili, come fertilizzante, sui terreni agricoli. Quella mattina, ha detto Iacucci, ci sono testimonianze di una ebollizione in corso nella vasca e della formazione di una nebbiolina: sarebbe in quel momento che si sarebbe create la nube che ha stroncato quattro vite. Al centro di tutto, appunto, la tragedia avvenuta a Ca’ Emo il 22 settembre del 2014, quando si levò una nube tossica che uccise quattro persone all’interno dello stabilimento Coimpo di Ca’ Emo Adria. In quella ditta, all’interno della quale si trovava anche la Agribiofert, che aveva dalla prima una vasca in ffitto, venivano trattati fanghi da depurazione, per trasformarli in fertilizzanti poi spandibili sui campi. Un trattamento nel quale è fondamentale la presenza di acido. E proprio durante la fase dello sversamento di acido nella vasca si sarebbe originata la nube tossica. Secondo l’accusa, lo sversamento non sarebbe avvenuto nella maniera appropriata. Laddove sarebbe stato consigliabile adottare un procedimento “chiuso”, con condutture che conducessero direttamente alla vasca dei fanghi, si sarebbe optato per lo sversamento diretto nella vasca, tra l’altro senza neppure infilare il bocchettone dell’autocisterna di acido sul fondo della vasca. Queste le tesi dell’accusa. A perdere la vita furono Nicolò Bellato, 28 anni, di Bellombra, impiegato di Coimpo; Paolo Valesella, 53 anni, di Bindola (Adria), operaio Coimpo; Marco Berti, 47 anni, di Sant’Apollinare, dipendente Coimpo; Giuseppe Baldan, 48 anni, di Campolongo Maggiore, camionista, ossia l’autotrasportatore che secondo le risultanze delle indagini aveva, appunto, appena portato il carico di acido. L’ipotesi di reato principale è quella di omicidio colposo che, a vario titolo e con differenti posizioni ipotizzate, viene contestata a tutti gli otto imputati: G. P., 64 anni, di Noventa Padovana, A. P., 39 anni, di Noventa Padovana, G. L., 26 anni, di Adria, chiamati in causa come amministratori di Coimpo; R. S., 54 anni, di Villadose, amministratore di Agribiofert, l’azienda che secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria è affittuaria della vasca in questione, comunque di proprietà Coimpo; M. C., 60 anni, di Adria, dipendente Coimpo; M. F., 39 anni, di Ferrara, direttore tecnico di Agribiofert; M. L., 54 anni, originario di Adria ma residente in Romania, direttore tecnico di Coimpo; A. A., 57 anni, di Dolo (Venezia), legale rappresentante della ditta della quale risultava dipendente l’autotrasportatore deceduto. Nel medesimo processo sono presenti, per il principio della cosiddetta responsabilità amministrativa, anche le due società, Coimpo e Agribiofert. A tutti, eccetto che al datore di lavoro dell’autotrasportatore che perse la vita quel 22 settembre del 2014, viene contestata anche l’ipotesi di reato di getto pericoloso di cose, derivante proprio dalle esalazioni che sarebbero state provocate dall’attività dell’azienda. Un passaggio molto importante dell'udienza di lunedì 11 giugno è poi stato innescato dalle domande dell'avvocato di parte civile Matteo Ceruti, in aula in rappresentanza di Legambiente, molto interessato a capire sin dove, in differenti condizioni di vento, la nube tossica sarebbe potuta arrivare. E' questo, del resto, uno dei punti dei quali si parla sin dai giorni successivi alla tragedia: quella nube sarebbe potuta arrivare a Ca' Emo, o comunque in un altro abitato. In parole povere, si può dire che per motivi assolutamente casuali si è evitata una strage? La risposta del consulente è stata chiara: in base a un modello matematico e con i dati a disposizione, dovrebbe essere possibile fare questo calcolo, ma, allo stato, questa valutazione non è mai stata fatta. Ceruti ha poi chiesto se sia possibile dire di essere di fronte a una "macroscopica carenza impiantistica", alla luce della mancanza di dispositivi di rilevazione della concentrazione di acido solfidrico. "Direi di sì", la risposta.

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