17/01/2022

ACCOGLIENZA CANARO

"Il loro sogno è la normalità". Ma c'è diffidenza

La serata di "presentazione" alla comunità dei 5 nuovi arrivati

08/06/2018 - 21:59

CANARO - Di certezze non ne sono state raggiunte. Salvo una: il problema principale dell'accoglienza è che, in un paese in crisi come l'Italia, è destinata a scatenare guerre tra poveri. Perché il disabile lasciato senza sostegno o progetti di inclusione a lungo termine, così come il disoccupato espulso dal mondo del lavoro e senza prospettive o percorsi di riconversione e formazione, guarderanno sempre, comprensibilmente, con invidia, astio e un senso di ingiustizia chi, di questi progetti, usufruisce. Così come, allo stesso modo, è inevitabile che chi è sfuggito alla morte e alla persecuzione sogni la normalità: casa, lavoro, famiglia. Sono due posizioni inconciliabili? In assoluto, per nulla. Nell'Italia di oggi, a volte sì. Perché, il sogno di tanti giovani richiedenti asilo, che giustamente vengono aiutati a raggiungerlo, è appunto quello della normalità. Lo stesso di altre categorie che, però, non godono dello stesso supporto e chiedono: "Perché io no?". E' esattamente quanto accaduto nella serata di venerdì 8 giugno, al teatro comunale di Canaro, dove era stata organizzata una serata per presentare alla comunità i cinque profughi arrivati in paese. L'idea era semplice: raccontare le loro storie, fare capire cosa hanno attraversato, mettere in chiaro che tra l'immagine che danno spesso i mezzi di comunicazione del fenomeno profughi e la realtà del trovarsi faccia a faccia con loro c'è un abisso. Al momento delle domande, però, si è alzato un residente di Canaro che, molto semplicemente, ha domandato per quale motivo, per lui che è disabile e si trova in profonda difficoltà, non ci siano gli stessi corsi, percorsi e opportunità pensati per i profughi. E nessuno ha saputo rispondere alla sua semplice domanda. Alla fine, ci ha provato il sindaco Nicola Garbellini. Gli ha detto che non è giusto che lui si trovi in quella situazione, ma che la colpa non è certo dei richiedenti asilo. Buona parte dell'impatto che la serata avrebbe potuto avere è stato attenuato dalle difficoltà linguistiche. Difficile, tramite un interprete, veicolare il dramma di essere rapiti, imprigionati, perseguitati, di tornare a casa e trovare madre e padre uccisi, di naufragare nel canale di Sicilia causa un incendio e trovarsi ad annaspare nel mare che brucia. Questo è quello che hanno passato alcuni dei cinque ragazzi presenti.    

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

LE ALTRE NOTIZIE:



Notizie più lette