25/01/2022

POLIZIA LOCALE ROVIGO

Volevano arrestarlo. Doppio no dei giudici

Ma la Procura persevera e chiede il processo

Volevano arrestarlo. Doppio no dei giudici

06/06/2018 - 17:31

ROVIGO – Due volte la Procura di Rovigo, nella persona del Procuratore Capo, ha chiesto l'applicazione di misure cautelari. Ossia l'arresto. Due volte si è sentita rispondere un “no” secco, prima dal Giudice per le indagini preliminari di Rovigo, quindi dal Tribunale del Riesame di Venezia a cui il Procuratore si era appellato. No perché non ci sono elementi, ad avviso dei giudici, per emettere una misura di questo tipo e, anche, perché non ci sarebbero gravi indizi tout court, ha aggiunto il giudice di Rovigo. Concetto ribadito, in sostanza, anche da Venezia.
Un sostituto procuratore ha chiesto addirittura l’archiviazione di parte dell’indagine. Come dire: non paiono poi così salde le fondamenta dell’impianto accusatorio alla base del procedimento penale aperto a carico del comandante della Polizia locale di Rovigo Giovanni Tesoro. Procedimento avviato dall'allora sostituto procuratore  Davide Nalin, ora sospeso da funzioni e stipendio dal Csm e destinatario di una richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Piacenza per le ipotesi di reato di stalking e lesioni personali (LEGGI ARTICOLO).
Procedimento aperto in seguito a una lettera  - anonima - arrivata in Comune e qui protocollata. “Fosse per me – disse all’epoca in cui venne scoperta l’indagine il sindaco Massimo Bergamin – le lettere anonime finirebbero direttamente nel cestino”. Non era la prima volta che qualche “corvo” metteva nel mirino il comandante della Polizia locale. Già un anno e mezzo prima un altro esposto, sempre rigorosamente anonimo, dopo le indagini del caso era finito in nulla.
Questa volta, però, gli atti del corvo non hanno sortito conseguenze solo contro il Comandante, ma anche contro un altro agente di Polizia locale e addirittura nei confronti di un funzionario della questura. Il primo viene chiamato in causa per peculato, truffa e falso. In pratica, gli verrebbe contestato di avere usato l’auto di servizio anche per scopi personali, di avere apposto la password sul telefonino di servizio, di non aver rispettato gli orari (nonostante sia un dirigente, con orario flessibile come tutti i dirigenti), di avere ricevuto copia di un vecchio esposto anonimo, per altro a suo tempo inviato anche a tutte le redazioni dei giornali locali, da un funzionario della questura. A carico dell'agente si ipotizza un concorso nella gestione non regolare dell'auto.
Sin qui, le ipotesi, che la Procura riteneva abbastanza forti da motivare addirittura  l'applicazione di misure cautelari. Richiesta bocciata nettamente due volte, con anche giudizi piuttosto trancianti. Nonostante questo, la Procura ha deciso di chiedere il rinvio a giudizio, trasmettendo la richiesta al Comune, che l’ha protocollata.
L’udienza preliminare, che secondo gli auspici della difesa potrebbe concludersi con un proscioglimento,  non si terrà prima dell’autunno. Resta da vedere quale giudice la tratterà, alla luce degli annunciati trasferimenti di numerosi magistrati. Soprattutto in Procura. A quanto si apprende, infatti, dell’attuale organico della Procura, vari pubblici ministeri hanno chiesto e ottenuto il trasferimento.

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