17/01/2022

ACCOGLIENZA A ROVIGO

Salvini ministro pieno di zelo, torna l'ombra del Cie in Polesine

Il neoministro dell'Interno leghista ha annunciato un centro di rimpatrio in ogni regione

Salvini ministro pieno di zelo, torna l'ombra del Cie in Polesine

05/06/2018 - 09:58

ROVIGO – Con Matteo Salvini ministro dell'Interno torna l'ombra di un Cie in Veneto. E la provincia di Rovigo rientra nella lotteria dei territori candidati ad ospitarlo. Lo zelo del neoministro, in sostanza, ripropone il “caso Zelo”, perché l'ex base missilistica in Alto Polesine era stata individuata nel 2010 come possibile sito da trasformare in un centro di quel tipo prima che poi tutto fosse accantonato, anche per la sollevazione generale. Salvini, che da segretario federale della Lega ha fatto della lotta all'immigrazione la sua battaglia, un po' come per la Lega della prima ora lo era la “questione meridionale”, ora si trova alla prova dei fatti: deve dimostrare che le sue parole contro chi fugge da guerre o povertà e sbarca su imbarcazioni di fortuna in Italia, rischiando la vita, non erano solo slogan da campagna elettorale ma promesse che ora verranno mantenute. Sia quel che sia, Cie o non Cie. Il nuovo numero uno del Viminale, alle prime uscite da ministro, con le sue dichiarazioni pare abbia già provocato numerosi mal di pancia. E non solo in chi politicamente si trova distante da lui. Sì, perché stando a quanto riportano alcuni quotidiani nazionali, Libero (LEGGI ARTICOLO), Il Giornale e La Stampa (LEGGI ARTICOLO) sopra tutti, pare che Salvini abbia intenzione di aumentare il numero dei Centri permanenti di rimpatrio (Cpr), già previsti dalla legge 46 del 2017, la “Minniti/Orlando”, aprendone uno in ogni regione. Se al sud questo disegno risponderebbe alle intenzioni del neoministro di “sgravare” la Sicilia di buona parte dei migranti che proprio su quell'isola trovano un primo approdo sicuro lontano dagli orrori di guerre e miseria dalle quali scappano, dopo un viaggio che per quasi tutti è un vero e proprio inferno, (“La Sicilia non può più essere il campo profughi d’Europa” ha detto Salvini in visita a Catania domenica 3 giugno) per le altre regioni l'annuncio arriva come un fulmine a ciel sereno. E i primi ad essere contrariati (in attesa di capire se siano anche contrari alla proposta) pare siano quasi tutti i governatori delle Regioni del nord, leghisti compresi. Sì, quasi. Perché l'unico che sembra essere favorevole è Massimiliano Fedriga, governatore da poche settimane del Friuli Venezia Giulia. Ad ogni modo, contrari o no, i governatori sembra proprio che dovranno fare i conti con questa proposta e per il Polesine si apre così una prospettiva che sembrava morta e sepolta ormai anni fa: quella di essere la provincia del Veneto che ospiterà il centro sbandierato da Salvini. A suo tempo, il presidente della Provincia Marco Trombini, che nel 2010 non era ancora presidente della Provincia ma era già sindaco di Ceneselli, aveva fatto sapere, numeri alla mano, quanto poco economico fosse ristrutturare e riadattare la base di Zelo alla nuova funzione di centro di accoglienza. Si sta parlando, infatti, di un'area al confine tra Giacciano e Ceneselli di oltre 80mila metri quadrati, sui quali sorgono ben 42 edifici di vario tipo. Il tutto è stato messo all'asta dall'Agenzia del demanio nel 2014 con un bando a base d'asta di 1 milione 350mila euro. Viste le dimensioni dell'area in questione, risulterebbe dunque più economico mettere mano alla base di Bovolone, in provincia di Verona, dismessa in tempi più recenti. Intanto, però, dai vertici della Lega veneta si registrano le prime aperture verso la proposta del ministro e l'ipotesi che il passo avanti che l'Italia ha fatto negli ultimi giorni con la formazione del nuovo governo in realtà rappresenti un passo indietro per il Veneto e la provincia di Rovigo sembra sempre più reale.

Elisa Barion

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