18/01/2022

A PROPOSITO DI MIGRANTI

Padroni a casa loro e casoni di paglia: studiare la storia fa solo bene

Lo spunto di Cristiano Draghi arriva da una serie di lezioni sull'Africa tenute da Carlo Pipinato

Padroni a casa loro e casoni di paglia: studiare la storia fa solo bene

05/06/2018 - 18:51

ROVIGO - L’amico Carlo Pipinato, manager in pensione e oggi storico per studi e per passione, ha tenuto nelle scorse settimane alla Fionda di Davide una serie di dotte lezioni sull’Africa: eravamo in pochi a sentirlo, sarebbe bello sentirgliele replicare davanti a un pubblico più vasto. Comunque, a un certo punto Pipinato si è soffermato sull’Etiopia, rimasta l’unico Stato libero in un continente totalmente colonizzato, con alla sua guida una monarchia le cui origini, si deve, risalivano alla regina di Saba. Ebbene, ho ripensato a questo ed altro in questi giorni notando il riaccendersi, oddio non che si fosse mai spento, del dibattito sulle migrazioni, i rifugiati, i richiedenti asilo, clandestini. Ne ho accennato quindi su Facebook, attirandomi subito l’ira funesta di chi pensa che occuparsi di migranti voglia dire non occuparsi dei poveri di casa nostra, chissà perché: io, in effetti, mi occupo degli uni e degli altri. Riassumo allora per i lettori di questa mia rubrica, che la prenderanno con più benevolenza, spero. Se non sbaglio, la storia coloniale italiana comincia con l’occupazione dei porti di Assab e Massaua, sul Mar Rosso, nel lontano 1882, e finisce nel 1947, quando l’Italia dovette – vedi per esempio Wikipedia – rinunciare a tutte le colonie, salvo una “coda” fino al 1960 con l’amministrazione fiduciaria della Somalia, affidata all’Italia dall’Onu. Siamo stati un impero. Abbiamo occupato l’Eritrea, la Libia, la Somalia, l’Etiopia, alcune isole dell’Egeo, l’Albania (1939-1943), brevemente la Grecia (1941-43), per tredici giorni la Somalia britannica (dove uno dei miei nonni, bersagliere, venne preso prigioniero). Abbiamo perfino cercato di allargarci in Asia e l’Italia è stata vicina a prendersi nientemeno che la Nuova Guinea, correggetemi se sbaglio. Non è stata incruenta, la nostra storia coloniale, anzi. Basti pensare alle stragi in Etiopia, ai gas, alla guerra chimica di cui siamo stati fra i precursori. Perché l’abbiamo fatto? Per le materie prime, manodopera compresa, direbbero alcuni storici. Perché senza colonie non ci si metteva a sedere al tavolo dei potenti, direbbero altri. Per prendersi le spose bambine? Anche, già che c’eravamo. Chiedere a Indro Montanelli, che se n’è pentito, ma lo ha fatto, così come lo hanno fatto tanti altri, e chissà quanti sono davvero gli africani figli, nipoti e bisnipoti di italiani. All’occorrenza, poi, chiedevamo loro di combattere per noi, e in molti l’hanno fatto nei battaglioni coloniali, chissà quanti morendo per il tricolore. Avendo una certa età ricordo ancora quando nelle nostre scuole militari venivano ancora giovani somali, che qui imparavano l’arte della guerra. Ed erano gli anni Sessanta. Ora altri somali arrivano, così come gli eritrei e gli etiopi, così come sono arrivati gli albanesi. Per paura, per le persecuzioni, per fame, per miseria. Perché (appunto) la storia, occupazione italiana compresa, li ha portati a questo punto. Ma anche perché il mondo è grande e perché ciascuno dovrebbe essere libero di cercare la sua realizzazione dove preferisce, così come i nostri figli e nipoti all’estero. Credo che le colpe dei padri, dei nonni o dei bisnonni non debbano ricadere sui figli o sui nipoti, ma ci sia una colpa storica dei Paesi. Se non vi piace colpa, diciamo responsabilità di un Paese ex coloniale come il nostro. Perché il discorso andrebbe ampliato all’intera Europa, ma mi limiterò a osservare che coloro che non molte decine d’anni fa noi italiani volemmo conquistare con le armi, oggi mandano qui alcuni (relativamente pochi) dei suoi figli, in pace, con mani che desiderano solo lavorare. Dovremmo accogliere con particolare rispetto chi viene da quei Paesi che sono stati “nostri”, se mai si può essere padroni di qualcun altro. Per far pace con la nostra coscienza collettiva (non la mia, la tua che mi scrivi avvelenata su Facebook, ma la nostra) oggi che siamo molto, ma molto più ricchi, chi ci governa dovrebbe spendere in istruzione, case, posti di lavoro, accoglienza almeno tanto quanto spesero i governi di allora, quando vivevamo ancora nei casoni di paglia (Polesine) o nelle grotte (Matera) in navi da guerra, cannoni, bombe, fucili, sciabole.

Cristiano Draghi

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