27/01/2022

CASA ALBERGO LENDINARA

Lettera aperta al sindaco

Lettera aperta al sindaco

04/06/2018 - 14:55

Nelle settimane precedenti, come Cgil, abbiamo denunciato pubblicamente la preoccupazione nostra e dei lavoratori sul futuro della Casa Albergo per anziani di Lendinara, situazione liquidata molto semplicemente come propaganda elettorale viste le imminenti elezioni della Rsu interna. Per tale motivo abbiamo scelto questo modo di comunicazione che speriamo possa essere di spinta per un confronto tra le parti per mettere sul tavolo le problematiche denunciate al fine di trovare scelte condivise, anche alla luce della nuova riforma regionale in arrivo. Purtroppo, fino ad oggi, le scelte perpetrate sono state a senso unico e si sono sempre abbattute negativamente sul mondo del lavoro, ma senza dare i sperati risultati visti i continui negativi di bilancio, il tutto sempre giustificato dall’assenza di normativa regionale e di finanziamento (impegnative), ma senza far nulla di realmente strategico salvo la latente, ma molto reale, scelta di privatizzare. Al di là però dei bilanci e delle scelte tecniche sempre di più si perde di vista l’aspetto umano, essenza stessa del sistema di welfare ed in modo particolare di queste strutture. Ogni persona che ha o ha avuto persone care da assistere chiuda gli occhi e provi a rivivere mentalmente tutto quello che ha provato. Le sensazioni di impotenza mentre si sta spegnendo lentamente giorno dopo giorno; la difficoltà nel cercare di combattere con ogni mezzo la trasformazione che pian piano consuma la persona di un tempo, che tu invece cerchi di far rivivere attraverso momenti di condivisione, di rieducazione, di lunghi e dolci discussioni; il peso anche fisico della difficoltà a mobilizzarlo per le più semplici azioni necessarie, come la sua igiene personale, ripetute più volte al giorno per più giorni; rivederlo bambino bisognoso di ogni cura anche semplicemente per nutrirsi quando questo ancora è possibile farlo; la frustrazione che spesso sfocia nella rabbia quando il suo comportamento diventa incomprensibile, alcune volte violento o al contrario completamente indifferente; le continue chiamate a qualsiasi ora del giorno anche senza motivo; tutto questo che si ripete giorno dopo giorno senza speranza di vederlo migliorare, solo con l’attesa di vederlo chiudere per sempre gli occhi; la paura e i sensi di colpa nel pensare di non riuscire in tutto questo tempo ad assicurare il rispetto della sua dignità di essere persona fino alla morte. Tutto questo è, per 24 ore al giorno e 365 giorni all’anno, assistere una persona non autosufficiente in una casa di riposo. E questo infinito valore umano è dato dalle persone che vi lavorano. Questo grande valore è stato il bersaglio dove si sono scaricate le incapacità politiche della Regione e l’incremento del mercato creato dalle scelte fatte in questi anni da parte delle Conferenze dei Sindaci decretando la privatizzazione del sistema e una lenta agonia delle strutture pubbliche dove si sono perpetrate le scelte più varie (mantenimento del pubblico o esternalizzazioni e privatizzazione) e si è tentato di tutto per ridurre il costo del lavoro. La riduzione la si è perpetrata riducendo le ore di presenza giornaliera e perciò i posti di lavoro, oppure riducendo il costo della singola ora attraverso l’esternalizzazione e la privatizzazione, in alcuni casi utilizzando entrambe le soluzioni. La norma regionale prevede uno standard minimo di ore assistenziali giornaliere per essere autorizzati all’esercizio, un quantitativo che però, soprattutto per i sempre più crescenti bisogni degli ospiti di oggi, ben diversi da 15 anni fa, minano la possibilità di creare i presupposti minimi per ottenere un servizio dove quel valore umano sopra citato sia veramente centrale ad assicurare la dignità meritata dalle persone ospitate in queste strutture. Per questo motivo le ore erogate nelle strutture pubbliche è sempre stato ben al di sopra di questi minimi, ma il mercato basato solo sull’abbassamento dei costi per quanto sopra citato, ha portato ad una costante diminuzione delle ore giornaliere erogate. La Casa Albergo in questi anni non è stata esente da tutto questo e lo ha fatto nei modi che purtroppo noi abbiamo denunciato e continuiamo a ribadire fortemente negativi senza ottenere le previste soluzioni, (di queste settimane la denuncia pubblica del Presidente di un ulteriore bilancio negativo per il 2017) ma semplicemente preparando un terreno molto scivoloso e finalizzato alla privatizzazione. Si è scelto lo scontro con il mondo del lavoro. Scelte unilaterali senza accordi con il sindacato e con i lavoratori rappresentati dalla Rsu. Modifiche organizzative imposte, costante riduzione dell’assistenza e del costo del lavoro, accordi unilaterali. Siamo alla situazione dove una struttura pubblica di assistenza per erogare il servizio si avvale di 80 dipendenti propri, 22 di un’Azienda di somministrazione lavoro, 51 di una cooperativa in appalto assistenziale e 20 in appalto con altre due ditte per la ristorazione e le pulizie, e a tutto si aggiunge un progetto di finanza con altra azienda privata dove sono esternalizzate le manutenzioni. Il massimo della destrutturazione nella gestione dei lavoratori dove ci sono 6 datori di lavoro per gestire una unica azienda, alcuni di questi per fare lo stesso lavoro. Preme sottolineare i 22 in somministrazione lavoro, veri schiavi perché assoggettati alla massima flessibilità, anche al di fuori delle normali regole del diritto del lavoro come ad esempio avere un orario di lavoro modificato a piacimento anche ogni giorno oppure avere contratti a tempo determinato rinnovati anche ogni mese senza un minimo di futuro e limite di tempo. Questi lavoratori, oltre a costare di più di dipendenti pubblici assunti direttamente, il loro utilizzo sta determinando un buco sul 2017 di ulteriori 65.000 euro sul bilancio dell’Ente, tutto questo per la scelta di non avere dipendenti propri e di avere la massima flessibilità del lavoro sempre in barba a quel valore umano che si citava sopra. Siamo difronte ad un momento storico dove si sta scegliendo quale tipo di sistema di assistenza alla persona si voglia per il futuro del Veneto e perciò anche del nostro territorio. La riforma sanitaria in discussione nei prossimi giorni riguarderà anche il futuro delle Ipab dove le sinergie tra di loro e tra loro e la sanità, sarà lo strumento principale per il loro rilancio e per il mantenimento pubblico del sistema anche in presenza di un privato sempre più agguerrito. Altre strutture queste sinergie le hanno già iniziate cominciando a preparare un terreno fertile a tutto questo, mentre la Casa Albergo di Lendinara sta facendo chiaramente il contrario determinandone l’isolamento e la futura trasformazione con un futuro incerto incentrato sulla riduzione di costi difronte ad un privato difficilmente contrastabile su questo piano. A questo poi si aggiunga la costante riduzione di personale proprio, unico vero limite ed ostacolo alla privatizzazione, preparando così i presupposti ad un futuro già scelto e scritto. A questo sicuramente, come successo nelle settimane scorse, si risponderà con la solita musica dove si dice che nulla è stato deciso e che anzi il Consiglio Comunale ha fatto in passato una scelta diversa. La domanda sorge spontanea: ma se la scelta del futuro non è la privatizzazione e l’isolamento della struttura, perché non viene fatto nulla per invertire le scelte fatte che stanno determinando proprio questo? Quali sono e quando verranno fatte le scelte che possano far pensare che si sta cambiando strada da quella chiaramente intrapresa e che solo la maggioranza di questo Comune fa finta di non vedere? Ripeto che i prossimi mesi, per quanto si sta discutendo in Regione, saranno importantissimi per il futuro e le scelte che si faranno saranno importantissime per determinarlo. Questa è una struttura di tutta la collettività e il suo futuro non può essere in mano a poche persone; le scelte siano veramente trasparenti e ad appannaggio della maggior parte dei cittadini. Lo si dimostri attraverso fatti concreti. Riteniamo che per tutto quanto sopra sia necessario costruire un luogo di massimo confronto tra i tanti portatori di interesse dove costruire le basi per la scelta migliore per il futuro della Casa Albergo. Come Cgil diamo la massima disponibilità ad esserci.

Davide  Benazzo Segretario generale Fp Cgil

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