29/10/2020

PO A SINISTRA

Con Acquevenete abbiamo fatto centro

Con Acquevenete abbiamo fatto centro
Un anno fa, di questi tempi, il territorio provinciale si arrovellava sul percorso di fusione tra Cvs e Polesine Acque, tra fautori del sì (tra cui anche il sottoscritto) che vedevano i limiti dimensionali e strutturali dell’azienda polesana, intravedendo maggiori prospettive di investimento nella nascitura azienda, e chi invece difendeva a spada tratta la polesanità della struttura, parlando di svendita che si stava per consumare ai danni dei cittadini e dei comuni polesani, minaccia per le condizioni dei dipendenti e chissà quali altre tragedie. Pareva che l’operazione fosse destinata a saltare ma alla fine, con il colpo di scena del cambio di posizione del sindaco di Rovigo si è giunti a concludere una fusione che, nei primi mesi di funzionamento, ha già evidenziato ampi motivi di efficienza e soddisfazione. In primis, la capacità di investimento di AcqueVenete, consente, nel corso del 2018, di pianificare, sul territorio provinciale, opere per quasi 15 milioni di euro, una cifra mai vista negli ultimi decenni. La società sta poi provvedendo a restituire ai comuni soci i crediti vantati per mutui su investimenti, consentendo alle amministrazioni delle entrate da riversare in spese di investimento. Paradossalmente, i primi comuni che hanno ricorso alla richiesta di restituzione dei crediti sono stati alcuni di quelli che avevano avversato il percorso, ma ne hanno diritto come gli altri. L’organizzazione aziendale sta traendo giovamento dall’interscambio di competenze e di figure dirigenziali. Il confronto sta facendo emergere, in ruoli primari, anche le figure apicali già di Polesine Acque, evidenziando pertanto che non c’è stato un disegno (paventato da alcuni) di superamento di ruoli e spazi, ma piuttosto una strutturazione rispettosa delle qualità di tutti. L’ampliamento dell’azienda Acquevenete e la sua rinnovata forza, sta garantendo inoltre possibilità di assunzione di giovani leve destinate a rimpiazzare i molti pensionamenti di quest’anno, garantendo comunque equilibri finanziari. Non sono state chiuse sedi e si sta lavorando a risparmi che dovrebbero consentire una riduzione del 2% della tariffa agli utenti. Insomma, quella che sembrava una tragedia inventata da una pletora di sindaci pazzi a discapito del Polesine, si sta in realtà rivelando una delle operazioni più intelligente messa in campo da un gruppo amministratori locali avveduti e lungimiranti.

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