18/01/2022

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Ad Adria meno posti letto, ospedale a rischio e sanità privata

L'allarme del comitato dei cittadini

Ad Adria meno posti letto, ospedale a rischio e sanità privata

01/06/2018 - 21:52

ADRIA - "Avevamo fatto appena in tempo ad analizzare gli esiti della serata con l'assessore regionale Luca Coletto, il 28 maggio scorso, che siamo riusciti a recuperare la bozza del Piano socio sanitario regionale (Pssr) 2019 - 2023, ora all'esame della V Commissione regionale". Un piano dal quale, spiega la nota del Comitato in difesa dell'ospedale di Adria e dei servizi sociosanitario, arrivano davvero brutte per il Polesine.
"Per prima cosa, notiamo la diminuzione dei posti letto nelle strutture intermedie, che passano da 1,2 ogni mille abitanti a 0,6 ogni mille abitanti. Una riduzione della metà della disponibilità di posti letto, in strutture rese monche ancor prima di nascere". Da notare che le strutture intermedie sono quelle che, secondo le famigerate "schede ospedaliere" del 2013, avrebbero dovuto compensare il pesante taglio di posti letto negli ospedali pubblici. Così non sarà, visto che, argomenta il comitato, pure loro saranno tagliate.
"Ci dovrà essere un ospedale Hub (il tipo di ospedale con il maggior numero di specializzazioni, come oggi è Rovigo, che costituisce il vertice della piramide dell'organizzazione sanitaria regionale in una determinata area) ogni milione di abitanti. Quindi, a livello regionale, gli Hub saranno cinque. Ma le province, direte voi, sono sette. Ebbene, la Regione ha disposto l'esistenza anche di due ospedali con rilievo provinciale, identificati come Hub. Qualsiasi cosa voglia dire questo, non farà dormire sonni tranquilli né a noi polesani, né ai nostri corregionali bellunesi".
"Quello che preoccupa immensamente noi abitanti del Delta, però, sono due righe, buttate giù a pagina 47 del Piano, in cui si dice che gli ospedali Spoke (la tipologia di ospedali come quello di Adria, per intenderci) hanno un bacino di 200.000 abitanti. E noi, che nel nostro comprensorio non arriviamo neppure alla metà, che in tutto il Polesine siamo, sì e no, 250.000, che cosa dobbiamo pensare? E, poi, questi hanno anche il coraggio di scrivere, un pugno di pagine più avanti, che il sistema sanitario veneto si fonda sull'universalità e sull'equità, assicurando l'assistenza in modo uniforme, secondo il principio dell'appropriatezza".
"Ora, se siete sopravvissuti a questa prima raffica di pessime notizie, eccovi alcune altre perle di infinita saggezza. Tutti noi sappiamo quanto ci abbiano fatto penare liste e tempi d'attesa. Bene, adesso non ci dovremo più preoccupare. Il 'governo della gestione delle liste e dei tempi d'attesa', miei cari, sarà affidato all'Azienda Zero, che 'monitorerà e controllerà': gli accessi al Pronto soccorso; le prestazioni di specialistica ambulatoriale; gli interventi chirurgici; i ricoveri ospedalieri; l'accesso alle strutture residenziali".
"Ma l'Azienda Zero non è, anch'essa, parte integrante del sistema sanitario regionale? Affidarle questa gestione non significa, in pratica, che controllore e controllato (una qualsiasi delle Azienda Ulss del sistema sanitario regionale) coincideranno? Quali garanzie d'imparzialità e di correttezza avremo, noi utenti, senza un soggetto terzo, indipendente, che effettui questi controlli?".
"Controlli resi ancor più necessari, considerato il grande rilievo che questo Pssr dà ai soggetti privati convenzionati. Divenuti così importanti da essere inseriti nei nuovi modelli di presa in carico della gestione delle cronicità cosiddette 'semplici' (come, ad esempio, il diabete). Insomma, stiamo procedendo, a passi lunghi e ben distesi, verso la lombardizzazione della sanità venet"a.

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