18/01/2022

CASO COIMPO ADRIA

Città sotto shock: "Bonifica da 8 - 12 milioni"

La stima dei costi è sconvolgente

Città sotto shock: "Bonifica da 8 - 12 milioni"

31/05/2018 - 20:15

ADRIA - Una stima che ha destato profondo allarme, ad Adria, quella relativa al costo che dovrebbe avere l'attività di bonifica e smaltimento dei fanghi che si trovano nello stabilimento produttivo sito in località America, a Ca' Emo, frazione di Adria. Il tecnico incaricato dal Comune della valutazione parla, infatti, di una somma compresa tra gli 8 e i 12 milioni. Il tutto in una relazione ufficiale che sarebbe già pervenuta a Palazzo Tassoni. E' l'ultima novità della serie di complesse vicende - giudiziarie e non - che ruotano attorno al sito produttivo dove hanno per anni operato Coimpo e Agribiofert. Ossia, due aziende dedite al riciclo e al trattamento di fanghi da depurazione, per poterli poi smaltire tramite lo spandimento sui terreni agricoli, come fertilizzante. L'ultima novità è stata la richiesta della Procura di ulteriore tempo per le indagini relative a un filone nel quale si procede, a carico di sette persone, per le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, di corruzione, abuso d'ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale (LEGGI ARTICOLO). Sullo sfondo di questo ci sarebbe la condotta di Coimpo e Agribiofert che, per massimizzare il profitto, avrebbero, secondo le ipotesi investigative, saltato a pié pari alcuni fasi del trattamento dei fanghi previsto per legge, dopo il quale - e solo dopo il quale - è possibile procedere allo spandimento. Da questa ipotesi, che rappresenta lo "zoccolo duro" dell'indagine della direzione distrettuale antimafia di Venezia e dei carabinieri forestali, hanno poi avuto origine vari filoni. Per queste problematiche, nella giornata di mercoledì 30 maggio, hanno scelto di patteggiare tre delle sei persone che a dicembre erano state colpite da misure cautelari di vario tipo (LEGGI ARTICOLO), mentre di recente è arrivata la notifica della chiusura delle indagini preliminari per 41 persone, 35 delle quali non raggiunte da misure ma comunque ritenute, a vario titolo, coinvolte nella vicenda (LEGGI ARTICOLO). Questo per quanto concerne i procedimenti penali in essere relativi alla ipotizzata non gestione corretta dei fanghi da smaltire in agricoltura. Altro problema è, appunto, quello della gestione del sito di Ca' Emo. La Provincia ha revocato le autorizzazioni ambientali delle due aziende che vi operavano. Lavori fermi, quindi, il che comporta anche che, nel sito, vi siano tonnellate di fanghi bloccate. Non si tratta di rifiuti pericolosi, ma è chiaro che prima o poi qualcuno dovrà rimuoverli. Il problema, al momento, è "congelato" alla luce del provvedimento di sequestro che grava sul sito, ma prima o poi i nodi verranno al pettine. La paura del Comune è che, se nessuno si farà carico degli oneri economici, questi possano ricadere sull'amministrazione, che da parte sua non ha la forza economica di gestire una operazione del genere. Tanto più alla luce della stima operata dal tecnico incaricato che, a Palazzo Tassoni, avrebbe depositato una relazione dalle conclusioni raggelanti. Per quanto vada premesso, infatti, che si parla a titolo di ipotesi, dal momento che non vi sono certezze assolute sulla quantità di fanghi ancora presenti nel sito, le conclusioni individuano una oscillazione tra gli 8 e i 12 milioni di euro. Secondo la scuola di pensiero prevalente, il Testo Unico sull'Ambiente, in casi del genere, prevederebbe che a sanare la situazione debba essere il Comune. Da varie parti, però, si sta domandando da tempo di prevedere che siano le persone chiamate a rispondere di questa situazione a doversi fare carico della pulizia del sito. Una situazione non facile.

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