26/01/2022

TRAGEDIA DI FICAROLO

Disabile ne uccide altri due, a giudizio il "capo" degli Istituti

La Procura ipotizza responsabilità colpose

Disabile ne uccide altri due, a giudizio il "capo" degli Istituti

30/05/2018 - 19:30

ROVIGO - Il responsabile di quel doppio omicidio è stato individuato ormai da tempo, al termine della complessa indagine dei carabinieri. Il 35enne del Vicentino, ritenuto non in grado di intendere e di volere alla luce della propria gravissima disabilità psichica e cognitiva, avrebbe ucciso due pazienti degli Istituti Polesani di Ficarolo, come lui ospiti di uno dei nuclei dedicati ai casi maggiormente gravi. Gli Istituti Polesani di Ficarolo sono una struttura privata, ma convenzionata e accreditata con il Servizio sanitario nazionale, specializzata in particolare nell'assistenza, appunto, a persone con disagi psichici. Sulla base di questa ricostruzione dei fatti, il giudice per le indagini preliminari dispose, per il presunto responsabile dei due omicidi, la misura di sicurezza del ricovero nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia. Il vicentino, il 26 ottobre 2014, intorno alle 2 di notte, avrebbe lasciato la propria stanza, aggredendo Pierpaolo Nonnis, 49 anni, che dormiva nel corridoio. Lo avrebbe ucciso schiacciandogli la gola. Quello stesso giorno si era spento, in ospedale a Rovigo, Riccardo Tammiso, 49 anni, di Adria. Era stato alcuni giorni prima ricoverato in seguito a un grave trauma cranico. Lo avrebbe provocato sempre il giovane vicentino, spingendolo con violenza a terra. Una vicenda, come detto, che la Procura ritiene di avere chiarito nel proprio evolversi e che appare, quanto al procedimento penale, ormai conclusa. Esiste però un procedimento parallelo, con la ipotesi di reato di omicidio colposo, per il quale è aperto il processo, di fronte al giudice Nicoletta Stefanutti, a carico di Mauro Mantovani, di Ferrara, chiamato in causa come legale rappresentante degli Istituti Polesani. Ovviamente nessuno pensa che Mantovani abbia avuto parte in causa negli episodi, ma il procedimento nasce dall'ipotesi della Procura secondo la quale l'adozione, a livello organizzativo, nella struttura, di determinati accorgimenti e cautele, avrebbe forse potuto consentire di evitare quelle due tragedie. Si parla, per esempio, di un sistema di videosorveglianza e di porte delle stanze dei reparti maggiormente ampie come elementi che avrebbero potuto consentire una migliore sorveglianza. La Procura aveva domandato il rinvio a giudizio, ma la difesa, affidata all'avvocato Marco Linguerri di Ferrara, aveva subito chiesto il rito immediato. Evidentemente, ritiene ci siano elementi a sufficienza per potere ottenere l'assoluzione nel corso del dibattimento. Nella mattinata di mercoledì 30 maggio è stata ascoltata, come consulente, la responsabile del reparto di Psichiatria dell'ospedale di Trecenta. Ha ribadito le drammatiche condizioni del giovane vicentino, dal punto di vista mentale e cognitivo. Su domanda del pubblico ministero Fabrizio Suriano ha detto che, dal punto di vista del trattamento terapeutico, non si possono fare appunti alla struttura, mentre non sono state ammesse le domande dell'accusa che voleva sapere se la vigilanza fosse ritenuta adeguata.
E' stata quindi ascoltata la madre del giovane vicentino, che ha raccontato come, sin da ragazzo, il figlio avesse manifestato un atteggiamento aggressivo, prendendola anche a calci. Ascoltati anche alcuni dei carabinieri che svolsero le indagini e due medici della struttura dove La Noce venne trasferito subito dopo i fatti. L'impressione è che, nel corso di questo processo, si farà tutto ciò che non è stato possibile fare in quello, mai iniziato alla luce delle condizioni mentali dell'imputato, per i due presunti omicidi intenzionali. Con la difesa di Mantovani che, in un certo senso, sarà anche la difesa in pectore del giovane vicentino. Questo perché, qualora si dovesse insinuare il dubbio che possa non trattarsi di due omicidi, ma piuttosto di due incidenti, o comunque riuscire a confutare quella che, al momento, è la ricostruzione dell'accusa, cadrebbe anche inevitabilmente la delicata costruzione giuridica che ha consentito di portare a processo Mantovani sì per omicidio colposo, ma comunque in relazione a un duplice omicidio intenzionale commesso da altri. Le prime fasi del processo, quindi, appaiono dedicate più a una difesa in pectore dell'imputato non in grado di intendere e di volere, piuttosto che a quello reale del procedimento in corso. La difesa, quindi, è intenzionata a mettere in luce tutti quei dubbi e quelle circostanze che ritiene non siano state chiarite in merito all'indagine sui due omicidi. Solo in un secondo tempo si passerà a valutare il merito vero e proprio di questo procedimento penale.

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