25/01/2022

DELIRIO SUI SOCIAL

Il comandante fotografa auto in sosta vietata: "Va picchiato"

Si parte da una lamentela legittima, poi la degenerazione

Il comandante fotografa auto in sosta vietata: "Va picchiato"

27/05/2018 - 08:40

ROVIGO - Partire dalla segnalazione, legittima, di un comportamento forse un po' troppo severo delle forze dell'ordine e arrivare alla conclusione che sarebbe stato magari opportuno prendere a schiaffi il comandante della polizia locale, prendergli il telefono col quale stava immortalando la violazione e romperlo. E' quanto avviene nella terra di nessuno dei social, dove è estremamente facile lasciarsi andare a minacce, offese, attacchi furibondi dal momento che non vige più la ferrea regola del faccia a faccia, secondo la quale, molto semplicemente, più forte attacco una persona, più devo mettere in conto una sua reazione altrettanto veemente. Ossia dove, in parole povere, si può tranquillamente minacciare di botte chiunque, essendo sospeso l'aureo insegnamento dei nonni secondo il quale, "quando si va a fare a botte bisogna portarsi due sacchi, uno per quelle date e uno per quelle prese". Ma soprattutto, una terra di nessuno dove si perde il rispetto della persona, il senso della misura, la capacità di attenersi a ciò di cui si sta parlando senza gettare sul piatto le proprie frustrazioni, la propria rabbia, il proprio scontento. Il tutto condito dal tipico teorema italiano, secondo il quale, quando si pesano i propri torti (verificati) con i propri diritti (presunti), prevalgono inevitabilmente i secondi. Tutto parte da una segnalazione, peraltro estremamente compita e tranquilla, in tono col personaggio, di Massimo Gasparetto, esponente di Forza Italia a Rovigo. Segnalazione del tutto estranea a quanto accade poi. "Ieri sera (venerdì 25 maggio, ndr) alle 20 - segnala su Facebook - ero seduto in auto fermo in corso del Popolo davanti alla banca del Monte che aspettavo un amico che facesse Bancomat, arriva da dietro un signore con una bici con il fanale acceso, mi passa, si gira davanti a me per tornare dietro alla vettura si ferma tira il telefonino e mi fotografa la targa, rimette via il telefono mi passa vicino e si allontana. Sono rimasto sconvolto perché questo signore era il comandante dei vigili urbani il dottor Tesoro. Io non so se quello che ha fatto sia regolare e se, come penso, mi abbia fatto la foto per farmi la multa ma mi sembra che non sia un buon comportamento. Per carità uno parcheggio in divieto di sosta ed è giusto che paghi, ma che sia rilevata da un uomo che sta passeggiando in bicicletta mi sembra un po' eccessivo". Insomma: una lamentela assolutamente urbana, lecita e serena. Ma gli utenti si scatenano subito e ognuno va per la propria strada. Immediato, si rinfocola il derby delle cause perse per eccellenza di Rovigo, versione 3.0 del sesso degli angeli: Corso aperto contro Corso chiuso. Non si vede cosa c'entri con un divieto di sosta, ma ci viene fatto entrare. Anzi, a ragionarci un attimo c'entra: col corso chiuso non ci sarebbero auto in circolo quindi neppure le multe. Un po' come dire che, per risolvere il problema delle buche a Roma, sarebbe bastato che i Romani non la avessero fondata. Poi, scatta il secondo tormentone, centro storico contro Fattoria, al grido di "Ma allora le multe fatele anche in Fattoria". Del tutto inutili alcuni interventi di legali che cercano di chiarire il discorso multe attenendosi al merito della questione. Prova a metterci un po' di ironia Andrea Donzelli, ex assessore: "Io mercoledì sera - scrive a Gasparetto - ero seduto al Nazionale ed è arrivata una nota persona col suo macchinone parcheggiando ad 1 metro dal mio tavolino. 4 frecce e giù a sedersi ad un altro tavolo per passare mezzoretta con amici e spritz. Avrei voluto io quel cellulare del comandante Tesoro. Massimo non volermene ma tutti coloro che piazzano la macchina anche per poco tempo hanno una soggettiva buona ragione per farlo". Ma è tempo perso, perché arriva un altro pezzo da Novanta, un altro dei capisaldi della nostra mentalità autoassolutoria. Perché un utente ci mette, appunto, il carico: "Anche io ho oltrepassato i varchi, ma solo di pochi metri per prendere il pane e mi è arrivata la multa, non so se sia giusto". Come dire, certo che ho violato la legge, ma mica tanto, sicuri di potermi punire? Per arrivare, infine, alla conclusione: un altro utente, al posto di Gasparetto, che si è limitato a segnalare l'accaduto, avrebbe mollato un ceffone al comandante rompendogli il telefono. Ma non basta. Perché c'è chi, invece, si improvvisa perito esperto in rilievi stradali e decide che probabilmente il comandante - in bicicletta - ha fatto inversione per scattare la foto e quindi ha pure lui commesso una infrazione. Ormai, la questione originaria, ossia la liceità del presunto comportamento del comandante, è persa.

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