04/04/2020

PO A SINISTRA

Metti in conto a Conte

Metti in conto a Conte
Premetto che non conosco Giuseppe Conte, l’uomo che starebbe diventando il prossimo premier, identificato dopo estenuanti trattative da Lega e Movimento Cinque Stelle. Di certo se il buongiorno si vede dal mattino, la partenza del nuovo esecutivo non nasce sotto i migliori auspici. Aldilà delle difese d’ufficio, per cui si è mobilitato addirittura il guru Grillo in persona, se davvero Conte avesse mentito sui suoi titoli nel cv la cosa sarebbe grave, ma grave davvero. Per carità di Dio, non è che in passato non ci siano stati altri casi eclatanti di gonfiatori o esageratori di curriculum, ma è anche vero che abbiamo tirato loro la croce addosso, e senza pentimento. Su tutti, bastino i recenti casi di Oscar Giannino (giornalista) della ministra Fedeli e di qualche altro “dottore per scherzo”. Io ho sempre pensato che non è la laurea che fa l’intelligenza delle persone e lo dico per esperienza diretta. Ma allora c’è da chiedersi perché un avvocato affermato, professore universitario in un ateneo prestigioso abbia bisogno dell’escamotage per dopare un curriculum, sempre ammesso che sia vero. Così facendo, il politico Conte, l’uomo che dovrebbe rappresentare l’Italia, rischia di prendere in giro i milioni di laureati seri, di giovani che faticano per ottenere master, dottorati di ricerca. Cui prodest? E non mi vengano a raccontare che tutto è montato, che qualsiasi cosa viene costruita ad arte dall’Europa, dal Pd addirittura, per screditare il nascituro governo. Il nascituro governo nasce screditato da sé. Quando ai grandi tavoli internazionali ci siederemo con paesi che hanno visto ministri dimettersi per uno scontrino, per una copiatura su una tesi senza citazione, con quale etica lo faremo? Con quale pari dignità? Quanto all’Europa e alle istituzioni europee, altro non fa che fare il loro lavoro. Controllare un paese con un debito immenso, come il nostro, non significa voler ingerire nella nostra politica, ma provare a prevenire uno schianto contro un muro ai 200 all’ora. Evitare la catastrofe di un paese che potrebbe rischiare, a breve, di non riuscire più a pagare stipendi, sanità, scuola, ricerca, infrastrutture. Sarebbe tirannide questa? No, amici cari. Questa non è tirannide, ma il consiglio di un buon fratello, preoccupato per le sorti di chi sta peggio. Non capirlo non solo è sbagliato, ma anche poco serio.

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