26/01/2022

TRIBUNALE ROVIGO

La faida sfuggita di mano: rogo e paura

Chioggiotto a processo per i fatti del 2016

La faida sfuggita di mano: rogo e paura

24/05/2018 - 12:59

PORTO VIRO - Una faida sfuggita di mano. Questa l'ipotesi degli investigatori dei carabinieri di Porto Viro e di Adria per spiegare l'incendio divampato nella notte tra l'8 e il 9 febbraio del 2016, che provocò un grande allarme in via Luigi Savoia, a Porto Viro. Le fiamme, secondo questa tesi, sarebbero infatti state appiccate intenzionalmente a una vettura, ma il rogo ben presto sarebbe sfuggito al controllo, andando a colpire anche altre tre auto, un palo Telecom, una centralina Enel e addirittura la facciata di un palazzo. Sul posto, a evitare guai peggiori, arrivano i vigili del fuoco e, non appena messa in sicurezza la situazione, scattarono le indagini per chiarire la matrice di quell'incendio, apparso sin da subito doloso. Ben presto, vedendo a chi appartenesse una delle auto incendiate, un sospetto si fece strada nella mente degli inquirenti. Ossia, la possibilità che l'episodio fosse collegato a un altro, avvenuto poco prima in città e che pure aveva suscitato clamore. Vale a dire, una furiosa rissa avvenuto alla fine del gennaio precedente, nel corso della quale sarebbero anche spuntati coltelli, conclusa poi con un arresto plurimo: quattro persone. Da una parte, due fratelli e la loro madre, di Porto Viro, dall'altra un chioggiotto di 37 anni, M. S. le sue iniziali. Gli investigatori, quindi, ipotizzarono che il secondo episodio fosse riconducibile al primo. Una indagine non facile, dal momento che gli inquirenti si trovarono anche a dovere riscontrare una sostanziale omertà, in città. Grazie, però, alle loro capacità e al supporto delle indagini tecniche, riuscirono a ricostruire quanto, a loro avviso, sarebbe accaduto quella notte. Nella mattinata di giovedì 24 maggio, l'avvio del processo a carico del chioggiotto, che si trova sotto accusa per la pesante ipotesi di incendio doloso, per la quale è competente a giudicare il Collegio del Tribunale di Rovigo, presieduto da Angelo Risi, che è anche presidente del Tribunale. Tra i testimoni sentiti, il maresciallo Emanuele Salvagnin, comandante della stazione carabinieri di Porto Viro, che ha spiegato come siano nate le indagini. Il filmato di una telecamera di un negozio avrebbe infatti consentito di notare una vettura che, poco prima del divampare del rogo, avrebbe fatto giri strani nella zona dell'incendio. Dall'auto a un certo punto sarebbe scesa, poco prima del rogo, verso le quattro del mattino, una persona, ritenuta verosimilmente colui che avrebbe appiccato il rogo. Il comandante ha comunque precisato come l'immagine non sia chiara, ma le indicazioni che emergono siano compatibili con la struttura fisica dell'imputato. Salvagnin ha quindi parlato di una piccola escalation che stava destando allarme in città. Oltre alla rissa, infatti, in precedenza c'era stato, secondo questa ricostruzione, un danneggiamento dell'auto della compagna di uno dei due fratelli, a colpi di mazza da baseball. Il prosieguo delle indagini avrebbe visto, poi, anche una perquisizione a casa del 37enne, che avrebbe condotto a trovare una tanica di benzina. "Ci disse che serviva per il tosaerba - ha proseguito il comandante - Ma palesemente quello strumento non veniva usato da vario tempo". E' stata quindi ascoltata, come testimone, la compagna di uno dei fratelli di Porto Viro, la cui auto venne bruciata nel corso di quella notte. Ha spiegato che la sua auto, già in precedenza, sarebbe stata pesantemente danneggiata dall'imputato. La giovane è costituita parte civile nel procedimento, assistita dall'avvocato Fulvia Fois, mentre la difesa è affidata all'avvocato Sandra Passadore. Costituita parte civile anche la madre dei due fratelli, la cui auto, pure, fece le spese del rogo. L'udienza è quindi stata aggiornata alla prossima data, quando potrebbe arrivare anche la discussione.

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