24/01/2022

RIQUALIFICAZIONE EX OSPEDALE

Cefil dice no e il recupero del Maddalena si fa in salita

Il privato non ci sta più: per il Comune diventa sempre più difficile pensare di riuscire a riqualificare il centro del degrado

Cefil dice no e il recupero del Maddalena si fa in salita

19/05/2018 - 18:58

ROVIGO – Ben che vada, il Comune otterrà lo stesso un finanziamento e potrà sistemare altri immobili, mal che vada non riuscirà a convincere il Ministero a rimodulare il progetto e perderà il super finanziamento da 13 milioni di euro. Ma che vada bene o che vada male, l’operazione di riqualificazione dell’ex ospedale Maddalena, fulcro del progetto originario, ormai sembra bella che sepolta. Perché, è sempre più chiaro, uno dei due privati proprietari dell’immobile, non ha più alcuna intenzione di cedere lo stabile alle condizioni proposte dal Comune. Condizioni mutate rispetto al protocollo d’intesa firmato dai due proprietari dell’ex ospedale e dal sindaco Massimo Bergamin, depositato a Roma, al ministero e parte integrante del progetto che il consiglio dei ministri ha deciso di finanziare, anche se mai approvato in versione definitiva dal consiglio comunale. E a spiegarlo è proprio uno dei protagonisti della vicenda. Stufo di essere citato senza aver detto la sua, Pierluigi Filon rappresentante della Cefil srl comproprietaria, insieme a Reale srl, dell’ex ospedale Maddalena e pertinenze, racconta la sua versione della storia, affidata alla voce del suo avvocato, Gianni Balzan. "Il rapporto con il Comune di Rovigo nasce in seguito alla firma di un protocollo d’intesa siglato il 26 agosto 2016 – spiega Balzan – Un protocollo che i proprietari del Maddalena sono stati chiamati a firmare in funzione del fatto che esisteva un intervento straordinario del ministero che finanziava il recupero di zone degradate con la possibilità di ottenere dei fondi perduti per le varie città che avessero presentato progetti idonei. Previsto nell’ambito del bando, tra i criteri di punteggi, il Comune avrebbe preso più punti qualora vi fosse stato il coinvolgimento dei privati. E quindi hanno chiamato noi. Secondo il protocollo d’intesa noi avremmo messo nel progetto il valore dello stabile, stabilito poi dall’agenzia delle entrate, stimato al momento della sigla del protocollo intorno ai 4 milioni e mezzo. E l’agenzia delle entrate stima l’immobile esattamente così, 3milioni e 956mila euro più iva". "Sempre secondo il protocollo – continua Balzan – il Comune in cambio della cessione dell’immobile, avrebbe dato in permuta parziale 5 beni immobili fatiscenti: l’ex forno comunale, casa Barotto, la ex sede dei vigili urbani in piazza Garibaldi, la ex caserma dei vigili del fuoco in vicolo Donatoni e piazzale di Vittorio. Anche questi immobili avrebbe dovuto valutarli l’agenzia delle entrate ma il Comune invece di chiedere la valutazione di tutti e cinque la chiede solo per 4 immobili, togliendo piazzale Di Vittorio, l’ex biglietteria. La stima totale è di circa 870mila euro. Non so perché Cefil e Reale non siano andati subito in conflitto con il Comune che togliendo l’ex biglietteria toglieva ‘la polpa’ alle due ditte. Aspettiamo tutte le tempistiche del ministero e poi di punto in bianco il Comune decide di non volere più la compartecipazione dei privati e ci presenta un preliminare in cui modifica il protocollo d’intesa e vuole che Cefil e Reale vendano l’ex ospedale Maddalena a lui per 2 milioni e mezzo iva compresa. E io mi chiedo perché hanno cambiato i valori? Ma se c’è la stima dell’agenzia delle entrate? Perché dovremmo svendere l’immobile? E inoltre ci tolgono tutti gli altri immobili che dovevano darci in permuta. Beh, se non hai i soldi per pagarmi 4milioni e mezzo, dammi almeno i beni fatiscenti visto che recuperare e vendere sul mercato è proprio il mestiere di queste aziende. Ed ecco la nostra controproposta: il Comune ci dà 2milioni e mezzo e ci dà in proprietà, e non più in permuta, i 4 immobili (senza il piazzale di Vittorio sul quale, tanto, hanno altri progetti). Il Comune ha rifiutato. Bene, allora torniamo all’origine. C’è un protocollo d’intesa firmato, torniamo a quello. Altrimenti niente da fare". Il ragionamento, dal punto di vista del privato non sembra fare una piega. Ma ci sono dei passaggi, in tutta la vicenda, che vanno approfonditi. A cominciare dalla questione dell'ipoteca. Un dettaglio di non poco conto, visto che l'ex sanatorio, se a livello di valutazione teorica varrebbe, come riportato, circa 4 milioni, in realtà avrebbe dovuto essere "regalato" privo di vincoli. Se Balzan riferisce che il Comune avrebbe cambiato idea di punto in bianco, la motivazione del cambio rotta è in realtà scritto nero su bianco nella nuova proposta avanzata da Palazzo Nodari. In sintesi, il Comune scrive che alla luce della difficoltà nel risolvere la vicenda dell’ipoteca propone di comprare lui l’immobile Maddalena, invece che di riceverlo in concessione gratuita e, visto proprio il fatto che la concessione non è più gratuita, anzi il Comune pagherebbe l’immobile, non darà ai privati nulla in cambio, ovvero quella che nella prima convenzione era indicata come una non meglio chiarita "concessione pluriennale" dei 4-5 immobili che gli stessi privati avrebbero risistemato. Ma il vero punto centrale è proprio quello che riguarda il bando per la presentazione dei progetti dal quale tutto si origina. Sebbene la posizione di Cefil sia chiara, "Grazie a noi avete ottenuto più punti in graduatoria", non emerge invece che in realtà, come ben specificato nel testo del bando, all'articolo 7, si specifica che i 25 punti di premialità saranno assegnati in base alla "capacità di attivare sinergie tra finanziamenti pubblici e privati, laddove il contributo finanziario di questi ultimi sia pari almeno al 25% dell’importo complessivo necessario alla realizzazione del progetto proposto". I privati, quindi, avrebbero dovuto finanziare il progetto per 4 milioni e mezzo e non cedere il Maddalena ottenendo permuta di altri beni, altrimenti non ci sarebbe stato cofinanziamento ma una semplice partita di giro. A dimostrazione di questo, il fatto che il progetto intero è per un totale di 18 milioni di euro dei quali 13 milioni e mezzo finanziati dal ministero, 4 e mezzo dai privati. Regalando, appunto il Maddalena. Quello che è stato, incomprensioni comprese, ormai comunque serve poco in prospettiva futura. Perché l'esito finale è, in ogni caso, che Cefil sembra intenzionato a defilarsi dall’accordo (e non sono escluse azioni legali successive) e che quindi il Maddalena sembra destinato a non risorge dalle ceneri e rimanere esattamente lì così com’è. Con la riqualificazione del quartiere Commenda che era l'obiettivo del progetti che, qualsiasi che sia la rimodulazione, non può essere considerata tale.

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