22/10/2020

PO A SINISTRA

Ven.To, per l'economia territoriale del futuro

Ven.To, per l'economia territoriale del futuro
Sabato 2 giugno prossimo, Polesella e il suo territorio saranno una delle tappe del VenTo tour, il percorso cicloturistico connesso alla valorizzazione del tracciato della ciclovia Venezia-Torino, che sarà una delle infrastrutture della mobilità lenta del futuro. VenTo è un progetto di 679 chilometri di dorsale cicloturistica lungo il fiume Po, la più lunga d’Italia, dalla città lagunare fino al capoluogo sabaudo. Attraversa all’interno la grande Valle del Po e sul modello delle grandi infrastrutture d’Oltralpe potrebbe essere un grande motore economico diffuso lungo tutto questo territorio. Nessun’altra infrastruttura come la VenTo ha un rendimento possibile in ricadute di posti di lavoro e di opportunità. Il Politecnico di Milano ha calcolato che per ogni chilometro l’indotto è di circa 300mila euro all’anno che ricadrebbero nei territori interessati dall’attraversamento della ciclabile poiché arrivano flussi di cicloturismo importante che muovono, stando alle stime parametrate anche sulle grandi tratte europee, dai 300 ai 500mila passaggi all’anno. Polesella, grazie al suo ponte, è la porta di accesso tra la tratta veneta e quella emiliana e si collega benissimo ad altri percorsi attraverso la vasta rete di ciclabili che vedono il paese come snodo fondamentale, oltre che punto qualificante per l’interscambio e l’intermodalità, grazie alla presenza, sul territorio, della stazione dei treni e dell’attracco fluviale. Sono sempre più, infatti, i turisti europei che abbinano il percorso misto treno-bicicletta e nave-bicicletta. Ma la Ven.To. percorrerà tutto il tracciato dorsale del Po veneto, da Polesella fino a Porto Viro e qui sorgono le necessità di alcune importanti valutazioni politiche. La prima: sono pronti i sindaci a chiudere le strade arginali al traffico su quattro ruote? Perché questo è uno dei presupposti del passaggio della ciclovia che non prevede i percorsi misti auto-bici. Occorre pertanto un’azione coraggiosa, in controtendenza rispetto alle scelte degli ultimi anni. Saprà poi il Polesine promuovere una cultura dell’accoglienza adeguata a un turismo internazionale? Saprà inventarsi un’economia di connessione tra le opportunità del turismo slow e la promozione del territorio, delle sue prospettive di visitazione? Questa potrebbe essere la sfida del prossimo decennio. Una sfida da vincere. Potrebbero non esserci più tanti treni come questo con fermata “Polesine”.

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