18/01/2022

POST TERREMOTO

Contributi post sisma, sindaco e altri tre a giudizio

La decisione del giudice

Contributi post sisma, sindaco e altri tre a giudizio

11/05/2018 - 13:00

CASTELGUGLIELMO - Un contributo da 157.284 euro, prima ammesso, poi sospeso, infine revocato, legato alla gestione dell'emergenza successiva al maggio del 2012. Sarebbe questo il contesto nel quale si inserisce l'indagine che, nella mattinata di mercoledì 9 maggio, ha visto il rinvio a giudizio di Giorgio Grassia, sindaco di Castelguglielmo, della moglie Alda Tosini e di altre due persone. Decisione presa dal giudice per le indagini preliminari e che ha portato alla fissazione della prima udienza, per il 18 ottobre prossimo, di fronte ai giudici del Collegio di Rovigo. Da ricordare come il rinvio a giudizio non sia una sentenza, o un anticipo di questa, ma il risultato di una valutazione in base alla quale il giudice per le indagini preliminari ritiene che dovrà essere il collega del dibattimento a vagliare l'attendibilità di una determinata contestazione. L'indagine, partita secondo questa ricostruzione dei fatti da una segnalazione anonima, aveva visto operare i carabinieri, con gli accertamenti che avevano valutato anche la gestione della pratica da parte degli organi preposti del Comune. In sostanza, l'idea della Procura è che gli imputati a vario titolo e con differenti responsabilità ipotizzate, abbiano cercato, senza riuscirvi, di ottenere un contributo per l'emergenza post sisma in relazione a un immobile che non avrebbe avuto i requisiti necessari per accedere a questa contribuzione. Una ipotesi, chiaramente, che dovrà essere il dibattimento a vagliare con scrupolo. La vicenda era venuta alla luce ad agosto del 2015, quando il presidente della Regione Luca Zaia, che in quel periodo aveva anche il ruolo e la carica di commissario delegato per l'emergenza post sisma di maggio 2012, aveva revocato il contributo di 157.284 euro che - secondo questa ricostruzione - in prima battuta era stato concesso per il recupero di un immobile di proprietà della moglie del sindaco.  In una prima fase - sempre secondo questa ricostruzione - il contributo era stato ammesso, ma successivamente erano emerse alcune perplessità che avevano spinto il commissario a fermare la pratica per approfondimenti. Le conclusioni non erano state positive. Secondo il parere della commissione, l'edificio in questione non era una "pertinenza legata da un rapporto di strumentalità e di complementarietà funzionale rispetto alla costruzione principale".  Non era cioè un edificio per il quale si potesse accedere ai contributi in questione. L'immobile del quale si parla, in parole povere, sarebbe stato praticamente un rudere, da ben prima del terremoto. E i lavori per i quali si aveva avuto accesso al contributo avrebbero dovuto trasformarlo in un immobile a uso abitativo. Alla fine, quindi, il Governatore aveva deciso di revocare il contributo. Questo per quanto attiene il versante amministrativo della vicenda, al quale però si accompagna anche quello penale, per il quale si andrà a processo. Da parte delle difese, affidate agli avvocati Piergiorgio Ghiotti e Francesco Berto, la convinzione di dimostrare, in sede di dibattimento, l'insussistenza delle accuse contestate, arrivando a una sentenza di assoluzione che riconosca l'estraneità dei loro assistiti.

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