19/05/2022

TRASPORTO FERROVIARIO ROVIGO

Treni “rock” e “pop”? Sì, ma più cari

Treni “rock” e “pop”? Sì, ma più cari

17/03/2018 - 18:06

VENEZIA – “Per come è stato gestito e portato a termine, il contratto firmato tra la Regione Veneto e Trenitalia, sarà un’altra batosta per i cittadini”. A dirlo è la consigliera regionale Patrizia Bartelle (Movimento 5 stelle) che da tempo sta portando avanti la propria battaglia a favore di un servizio ferroviario più efficiente. Questa volta al centro del suo intervento c'è la proroga del contratto di servizio fino al 2032 siglato tra la Regione e la società. “Il ritmo travolgente delle chitarre acustiche di Trenitalia – esordisce la consigliera - deve aver contagiato l'ingegner Giuseppe Fasiol, dirigente regionale ai Trasporti, che l’11 gennaio 2018, lo stesso giorno in cui la giunta regionale lo autorizzò a sottoscrivere, più veloce della luce e meglio di un 'regionale veloce', corse a firmare la proroga del contratto di servizio per il trasporto pubblico ferroviario regionale e locale fino al 2032”. “Questo significa – prosegue - aver imposto un ritmo rock con 'la sottoscrizione di un nuovo contratto per la durata complessiva di 15 anni che garantirebbe all'ente committente (la Regione Veneto, ndr) un notevole vantaggio in termini di qualità del servizio di trasporto, poiché la più lunga durata del contratto consentirebbe all'impresa ferroviaria una maggior efficienza ed efficacia nella pianificazione degli investimenti in materiali rotabili, a beneficio dello stesso Ente committente messo in condizione di ottenere investimenti altrimenti non sostenibili per contratti di durata inferiore' come si legge nel contratto”. Da qui i dubbi della consigliera Bartelle: “Ora rimane da capire per chi è favorevole questo ritmo rock, del resto Fasiol, lendinarese d'origine, deve aver verificato di persona la piena congruità del servizio di Trenitalia sulla tratta Rovigo-Verona, e di conseguenza deve aver valutato come modesti gli incrementi tariffari del 2% nel 2019/2020, del 3% nel 2021/2022/2023 e del 1,8% dal 2024 fino al 2032. Si tratta solo del 10% in cinque anni, e del 16,2% nei nove anni successivi, appena più del tasso programmato di inflazione, un vero affare”. “Una fortuna per i pendolari veneti - incalza sempre ironicamente la Bartelle - se i nuovi treni di Trenitalia, invece di essere chiamati Rock e Pop, fossero stati chiamati 'punk', la convenzione magari sarebbe arrivata al 2062 e le tariffe al 30% in più. Sempre per garantire 'l'adeguata remunerazione del capitale investito' come si legge nel contratto di servizio”.

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