29/01/2022

SANITA' ADRIA

Manifesto del Comitato a difesa dell'ospedale

Manifesto del Comitato a difesa dell'ospedale

20/12/2017 - 11:10

ADRIA – E' un vero e proprio “manifesto” quello preparato dal Comitato in difesa dell'ospedale di Adria ed inviato al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, all'assessore alla Sanità Luca Coletto, al presidente della V commissione consiliare regionale Fabrizio Boron e a tutti i consiglieri regionali che di tale commissione fanno parte. Un manifesto lungo e articolato nel quale il presidente del comitato di cittadini Enrico Naccari mette nero su bianco le richieste che, a suo dire, renderebbero la sanità adriese e, di conseguenza, di tutto il territorio bassopolesano, un settore maggiormente funzionante. E' da tempo, infatti, che il comitato si batte per evitare che i servizi sanitari vengano indeboliti dalle scelte della Regione, tant'è che nel manifesto si legge: “Il Comitato in difesa dell’ospedale di Adria e dei servizi sociosanitari, alla luce delle numerose criticità rilevate nell’erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari ed esaminato quanto proposto, nel recente atto aziendale, dalla dirigenza generale dell’azienda Ulss 5 Polesana per la sanità nel territorio del Bassopolesine, rimarca la propria contrarietà a un disegno teso a depauperare la funzione della struttura ospedaliera di Adria e che renderebbe ulteriormente critica la somministrazione di prestazioni all’utenza del nostro comprensorio”. Ecco, quindi, i punti fermi che, secondo Naccari, a nome del comitato, non dovranno mancare al territorio “Riteniamo che, per il raggiungimento di standard adeguati alle esigenze territoriali e una corretta erogazione dei livelli essenziali di assistenza, non si possa prescindere da organizzare l’ospedale di Adria su: Unità operativa complessa (Uoc) Direzione medica; Uoc Farmacia ospedaliera; Distretto strutturale Urgenza – emergenza; Distretto strutturale Medico generale; Distretto strutturale Chirurgico; Distretto strutturale Servizi di diagnosi e cura; ripristinare l’ Uoc di Psichiatria; tenere conto delle 'eccellenze' della sanità adriese, che vanno supportate con una policy adeguata da parte della dirigenza aziendale e una sinergia con gli enti locali”. L'obiettivo dichiarato è quello di “consentire la realizzazione di un polo di riferimento regionale per la chirurgia ortopedica, con particolare attenzione all’implantologia di protesi, attraverso il ripianamento delle carenze organiche della specifica Uoc, la tenuta a norma delle sale operatorie, l’approvvigionamento adeguato, costante e puntuale dei materiali necessari; la costituzione di un polo di riferimento extra-distrettuale con le Uoc di Ostetricia – Ginecologia e di Pediatria, in grado di raggiungere l’obiettivo dei 500 parti annui e garantire la gestione delle patologie dell’infanzia, coinvolgendo anche i territori del basso veneziano e dell’alto ferrarese, già storicamente legati alla nostra struttura ospedaliera. Tale obiettivo può essere raggiunto solo con il ripianamento delle carenze organiche nelle due specifiche Uoc, in primis i due direttori, vacanti da tempo e, oggi, sostituiti ad interim dai due direttori delle corrispondenti Uoc dell’ospedale di Rovigo”. Come detto, il manifesto è lungo e articolato ed arriva ad appellarsi all'articolo 32 della Costituzione, passando prima per la necessità di rafforzare gli ambulatori specialistici delle strutture periferiche di Porto Tolle, Porto Viro, Taglio di Po e Rosolina, “mantenere – si legge - e attivare strutture periferiche, nell’ambito dei Comuni o delle Ipab presenti sul territorio, per l’erogazione di prestazioni, quali ad esempio il punto prelievi”, e ancora: “Ripristinare un front office aderente alle esigenze dell’utenza” senza tralasciare un passaggio sulla sanità privata convenzionata perché, a detta del comitato, non è accettabile che “la Regione stia realizzando il contenimento dei costi penalizzando solo le strutture pubbliche”. “I cittadini del Bassopolesine – si legge nella conclusione del manifesto - non possono più tollerare linee d’azione politica che, nel medio termine, significheranno ulteriori tagli ai servizi del territorio, una riforma delle Ipab tendente alla privatizzazione, un centralismo regionale e un dirigismo esasperato che emarginano sempre più gli enti locali e, nel lungo termine, potrebbero esprimere il disegno di un’unica azienda regionale, rovinosamente lontana dalla realtà di ciascun territorio, con 26 distretti”.

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