16/05/2022

CINEMA IN CITTA'

Visconti e Pasolini al don Bosco: tre "corti" in una sera

Visconti e Pasolini al don Bosco: tre "corti" in una sera

09/11/2017 - 09:56

ROVIGO - Quarto appuntamento con la rassegna cinematografica: “Cinema in Città 2017”  ideato dall’Arci con il patrocinio del Comune e della Provincia di Rovigo, realizzato grazie al contributo della Fondazione Cariparo.

Giovedì 9 novembre, al Teatro Don Bosco di Rovigo, alle 21 saranno proiettati 3 episodi: "Il Lavoro" di Luchino Visconti oltre a "Che cosa sono le nuvole?" e "La terra vista dalla Luna" entrambi di Pier Paolo Pasolini. La serata sarà introdotta da Alessandra Chiarini.  Un mediometraggio e due cortometraggi del cinema italiano degli anni Sessanta contenuti rispettivamente, sotto forma di episodi, in tre film corali che hanno riunito grandi personalità registiche di quel periodo.

I tre brevi film qui presentati costituiscono intense riflessioni sulla società in fermento dell’Italia degli anni Sessanta, ponendosi al contempo come straordinari esempi stilistici del cinema firmato da Visconti e Pasolini. "Il Lavoro" di Visconti, tratto da un racconto di Maupassant, esibisce una serie di scene da un matrimonio nella società ricca e annoiata, in cui i ruoli sessuali sono messi in discussione: Ottavio, un aristocratico decaduto e coinvolto in uno scandalo con delle prostitute, è il marito di Pupe, ricca figlia di un industriale tedesco, istruita ma confinata a casa senza un lavoro; la donna, che dopo l’accaduto minaccia il divorzio e fa bloccare dal padre il conto in banca, decide che da quel momento l’uomo dovrà pagarle ogni prestazione coniugale. Il film anticipa il ribaltamento delle logiche matrimoniali dibattuto dal femminismo, mostrandoci una moglie che si mantiene diventando la squillo del marito, il quale, in realtà, è il vero mantenuto.

"La Terra vista dalla Luna" di Pasolini affronta il tema unico del film Le Streghe – il ruolo delle donne all’epoca del femminismo – raccontando le vicende di un padre vedovo, interpretato da Totò, e di un figlio orfano, Ninetto Davoli, alla ricerca della “donna ideale”, vale a dire una moglie e madre capace di accudirli con abnegazione e spirito di servizio. Incontrano Assurdina (Silvana Mangano), bellissima donna sordomuta – dunque simbolicamente priva di logos – che, con insensata remissività, accetta di buon grado quel ruolo. Attraverso un’atmosfera surreale e onirica, accentuata da un uso puramente estetico del colore, il film ci parla del sogno e dell’illusione in un mondo in irrimediabile cambiamento.

"Che cosa sono le nuvole?", sempre di Pasolini, rilegge l’Otello di Shakespeare ricorrendo a una sorta di meta-teatro proletario recitato da marionette viventi (ancora Totò e Davoli tra gli altri). Allegoria dell’esistenza che privilegia l’approccio poetico a quello politico, Che cosa sono le nuvole? esalta la “straziante, meravigliosa bellezza del creato” soprattutto nel finale, quando il “monnezzaro” (Domenico Modugno) getta nella discarica le due marionette interpretate da Totò e Ninetto, le quali, distese su un cumulo di rifiuti, restano incantate a guardare le nuvole. Entrata Libera.

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