16/05/2022

LEGA NORD

Bossi a Corte Benetti: “Per Salvini la carriera viene prima del partito”

Bossi a Corte Benetti: “Per Salvini la carriera viene prima del partito”

05/11/2017 - 21:09

ROVIGO – “Fino ad oggi ci ha portato avanti la fede nella libertà dei nostri popoli. Del resto, Salvini tira via la parola nord e a Milano nasce un partito che si chiama Grande Nord: il vuoto in politica non esiste, se uno molla la posizione, questa viene subito occupata”. Ha ancora carisma da vendere Umberto Bossi, presidente federale e fondatore della Lega Nord che, venerdì 3 novembre, è stato a Corte Benetti, agriturismo nella frazione rodigina di Buso, ospite del consigliere comunale del Carroccio Fabio Benetti. E non fa mistero di non essere d'accordo con la decisione dell'attuale segretario Matteo Salvini di dare al partito una prospettiva nazionalista, stralciando il nord dai progetti politici della Lega. Il tutto a poco più di 24 ore dai referendum per l'autonomia di Veneto e Lombardia dove i “sì” hanno stravinto ma con i governatori Roberto Maroni e Luca Zaia barricati dietro un silenzio-assenso a dir poco assordante. “I tempi sono cambiati, Umberto” avrebbe detto Zaia a Bossi durante il direttivo federale che ha votato per la “Lega Italia”. Sì, i tempi saranno anche cambiati ma il Senatur è sempre il Senatur. E le sue parole pesano come macigni, anche davanti ad un pubblico di un centinaio di persone tra sostenitori e simpatizzanti, ex leghisti, ex alleati o, più semplicemente, amici di Benetti. Parole che potrebbero spezzare il partito tra chi condivide le scelte del segretario federale e chi, invece, è innamorato della versione originale. E così a Corte Benetti a sentire l'intervento del leader, tra il pubblico, hanno fatto capolino le facce di Valter Roana (Forza Italia), Aldo Guarnieri (ex Forza Italia), l'avvocato indipendentista Luca Azzano Cantarutti (Grande Nord, per l'appunto), Cristina Pietropoli ed una defilatissima senatrice Emanuela Munerato, entrambe ex leghiste. Infine, era presente un tutt'altro che defilato Antonello Contiero, anche lui ex leghista (è stato espulso nei mesi scorsi) e bossiano di ferro. Tutti alla corte del Senatur che ha pronunciato parole di fuoco all'indirizzo degli attuali vertici della Lega: “Il nord è una specie di colonia, perché i nostri soldi vanno a finire in mano allo Stato che poi li dà quando vuole e a chi vuole. Questo è da superare, la gente ha votato per dire stop: abbiamo dato troppo a tutti, oggi non possiamo perché la crisi da economica diventa sociale. Ma Salvini è convinto che per diventare premier bisogna fare di tutto, come se prima di tutto venisse la carriera. E ha deciso di andare al sud. Come come fai lì spiegare che i soldi del nord devono restare al nord?”. Accennando alle proprie vicende giudiziarie, Bossi ha affrontato anche i temi della Catalogna, recitando in italiano una parte dell'inno, l'Europa dei popoli, delle Regioni e di Altiero Spinelli. E, ancora, l'autonomia, approvata dai referendum di Veneto e Lombardia, che andava sostenuta ma ha bloccato le velleità di indipendenza di Veneto e Lombardia. Infine, alla domanda relativa a cosa pensasse del sindaco di Rovigo Massimo Bergamin, Bossi ha risposto lapidario: “Non lo conosco”. Ecco, la visita a Corte Benetti poteva essere l'occasione giusta per fare conoscenza. Invece, nessuno dei leghisti rodigini, tra consiglieri comunali o dirigenti, era presente.

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