20/05/2022

L'INTERVISTA

Veneto, Azzano Cantarutti: “Autonomia tappa verso l'indipendenza”

Veneto, Azzano Cantarutti: “Autonomia tappa verso l'indipendenza”

29/10/2017 - 20:27

ROVIGO – E' passata una settimana dal voto veneto sull'autonomia che ha visto recarsi alle urne oltre 2,3 milioni di veneti con una prevalenza netta dei “sì” pari al 98,1% dei voti. In Polesine, un attivo e convinto promotore del “sì”, organizzatore di incontri e dibattiti per informare i cittadini durante l'intera compagna referendaria è stato l'avvocato Luca Azzano Cantarutti, già deputato, attuale consigliere comunale ad Adria, esponente di Grande Nord e fervente sostenitore dell'indipendenza del Veneto. Ecco le sue valutazioni. Avvocato, a proposito di indipendenza, come commenta quello che è successo e sta succedendo, anche in queste ore in Catalogna, con il presidente destituito Carles Puigdemont (presidente eletto dal parlamento catalano nel 2015 ma rimosso dal governo spagnolo per l’applicazione dell’articolo 155) e l'indizione di nuove elezioni regionali da parte di Madrid il prossimo 21 docembre? “Con gli occhi di un veneto che si è appena speso per il 'sì' all'autonomia non posso che vedere favorevolmente il fatto che un popolo abbia democraticamente espresso la propria volontà anche arrivando a sfidare le botte per votare. Nei confronti dei catalani nasce spontanea la simpatia. Da giurista, invece, guardo al diritto all'autodeterminazione di un popolo che è stato rispettato dall'Unione europea nel caso del Kossovo ma ora che c'è di mezzo la Spagna e non si è voluto applicare ciò per il Kossovo è stato valido. Si tratta di una questione di diritto internazionale. Junker ha detto di non volere un'Europa delle piccole patrie ma francamente detto da un lussemburghese, che viene da uno Stato di neanche 600mila abitanti, francamente, resto perplesso”. In un mondo sempre più globalizzato, perché ha senso sostenere il processo di indipendenza di un popolo o di una regione? Perché la globalizzazione non può andare a scapito dell'identità. La globalizzazione prevede una pluralità di identità che si traducono in ricchezza. Se la globalizzazione diventa omologazione, quest'ultima non verrà mai accettata dai popoli. Inoltre, se la globalizzazione funziona per 200 Stati nel mondo, funziona anche se ce ne sono 202 o 203. L'importante è che corrisponda ad un popolo una storia”. Dopo il referendum del 22 ottobre, si può ritenere archiviato il progetto di indipendenza per il Veneto? “No. Molto dipenderà come si muoverà Luca Zaia. Perché è il presidente del Veneto e rappresenta i veneti che, con il voto al referendum, gli hanno dato un mandato preciso. Mi chiedo: se lo Stato italiano dovesse negare ai veneti la benché minima forma autonomia, che farà Zaia? Dirà che abbiamo scherzato o prenderà una strada fatta di rivendicazioni più forti? L'autonomia, a mio avviso, è un passaggio intermedio. Non ho motivo per non essere autonomista, per questo mi sono speso per questo referendum. Si tratta di tappa intermedia verso l'indipendenza. Poi è chiaro che il popolo è sempre sovrano e a lui spetterà l'ultima parola”. Il fronte degli astensionisti ha giocato una parte della campagna elettorale sul fatto che molti elettori potrebbero avere confuso i concetti di “autonomia” e “indipendenza”. Secondo lei, invece, le due questioni come si conciliano? Il rischio di confonderle c'è solo da parte di chi non si informa ma a me sembra invece che di informazione ne sia stata fatta tanta, come ho fatto io per primo. Non si può tentare di dire che veneti abbiano votato senza capire cosa hanno votato, sennò si rischia di fare una figura misera alla Oliviero Toscani, per capirci. Ad ogni modo autonomia ed indipendenza non sono antinomiche. L'esempio che rende meglio l'idea è questo: se devo andare a Milano e trovo una persona che mi dà passaggio a Verona che faccio? Intanto vado a Verona. Il problema è che mi sembra che il momento sia confuso e qui devo muovere una critica. Sembra infatti che Zaia abbia buttato il sasso e ritirato la mano, cioè ha ritirato la proposta di legge sullo statuto speciale appena ha ricevuto le prime critiche dal suo Movimento. Questo è stato l'indice di una volontà politica che Luca Zaia ha manifestato di non avere e di essere invece più attento agli equilibri interni del suo partito. Ovvero non più un partito che rappresenta il Nord ma nazionalista. Noi, come indipendentisti veneti, abbiamo aderito alla confederazione 'Grande nord', abbiamo presentato il nostro candidato alla Regione Lombardia e presenteremo presto anche quello della Regione Friuli. Ci siamo aggregati come movimenti indipendentisti veneti per fare un percorso comune ed avere maggiore forza”.

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